Viviamo in un’epoca definita dalla polarizzazione. Ogni evento, sia esso politico, sociale o culturale, sembra costringerci a scegliere un fronte, a indossare una “divisa” ideologica. Eppure, questa costante sollecitazione allo schieramento finisce spesso per paralizzare il vero progresso.
Proponiamo qui una prospettiva diversa: un approccio al cambiamento sociale che non nasce dalla contrapposizione, ma dal rifiuto delle logiche partigiane. Non si tratta di un’astensione dalla vita pubblica, ma di una scelta strategica per edificare fondamenta nuove per la convivenza umana.
Per accompagnare e rendere ancora più accessibili questi contenuti, è disponibile anche una sintesi automatizzata dell’articolo in formato video. Il video ripercorre i nodi centrali della riflessione: l’analisi onesta delle promesse non mantenute del 1989 — libertà, prosperità e pace —, i limiti dei modelli tradizionali basati sullo scontro e la necessità di un nuovo fondamento etico condiviso.
Attraverso un linguaggio chiaro e diretto, esplora l’approccio bahá’í all’azione sociale come strategia costruttiva che sposta l’energia dalla protesta alla creazione di comunità solide e unite, approfondendo i tre binari dell’azione sociale, una nuova visione del potere inteso come servizio, il metodo della consultazione e il ruolo centrale dei giovani come avanguardia del cambiamento. Uno strumento pensato per chi preferisce un primo accesso visivo e sintetico, senza rinunciare alla profondità del messaggio.
Il bilancio delle promesse infrante (1989-Oggi)
Per comprendere l’urgenza di un nuovo paradigma, dobbiamo guardare con onestà ai decenni trascorsi dalla caduta del Muro di Berlino. Il 1989 fu salutato come l’inizio di un’era di trionfo globale, basata su tre grandi promesse che oggi appaiono profondamente disattese:
- La Promessa della Libertà: Si ipotizzava che la democrazia liberale si sarebbe espansa naturalmente come modello universale. I dati attuali indicano invece una recessione democratica: oggi, meno del 7% della popolazione mondiale gode di una democrazia pienamente operativa. Il diciannovesimo anno consecutivo di declino delle libertà globali suggerisce che la democrazia, priva di un fondamento etico condiviso, fatica a resistere alle spinte autoritarie e populiste.
- La Promessa della Prosperità: La globalizzazione economica avrebbe dovuto sollevare ogni nazione dalla povertà. Sebbene milioni di persone siano uscite dall’indigenza estrema, la distribuzione della ricchezza è mutata drasticamente: il passaggio del controllo economico dall’Occidente (che deteneva i due terzi della ricchezza nel 1989) ai mercati emergenti (oggi oltre il 60%) ha generato disorientamento e nuove forme di disuguaglianza, lasciando intere fasce sociali ai margini del benessere promesso.
- La Promessa della Pace: L’interdipendenza commerciale sembrava il deterrente definitivo contro la guerra. Tuttavia, il raddoppio dei conflitti armati dal 1989 a oggi smentisce questa tesi. La guerra, come sottolineato da ‘Abdu’l-Bahá, rimane “la più grande catastrofe”, un male che non si risolve con i soli trattati commerciali, ma che richiede una trasformazione dei cuori e delle strutture internazionali.
Il Paradosso della Politica Partigiana
Di fronte al fallimento di queste promesse, la reazione comune è l’indignazione e la lotta nell’arena politica tradizionale. Qui emerge il paradosso: la struttura stessa della politica moderna, basata sul conflitto e sulla vittoria di una parte sull’altra, spesso perpetua il problema che intende risolvere.
L’approccio suggerito dalla Fede bahá’í propone il non coinvolgimento nella politica partigiana. Questa scelta non è dettata da apatia o disimpegno, ma dalla consapevolezza che la politica dei partiti tende a curare i sintomi superficiali ignorando la malattia profonda: la disunità. Entrare nel meccanismo della contrapposizione significa alimentare la polarizzazione.
Al contrario, restarne fuori permette di concentrare ogni risorsa su un’azione costruttiva che unisca persone di ogni estrazione e credo, lavorando sempre con lealtà e rispetto verso le istituzioni del proprio Paese.

Tre ambiti interconnessi per trasformare la società: una visione costruttiva ispirata agli insegnamenti bahá’í
Le Tre Direttrici dell’Azione Costruttiva
Il cambiamento reale non avviene attraverso la vittoria di un leader su un altro, ma attraverso un lavoro sistematico e coordinato che si muove su tre binari paralleli:
- Costruzione della Comunità: Rafforzare i legami sociali dal basso, partendo dalle relazioni umane più semplici. Si tratta di creare nuovi modelli di vita comunitaria che favoriscano la cooperazione e l’amicizia sincera. Questo “tessuto sociale” è il primo baluardo contro l’isolamento e l’odio.
- Azione Sociale Concreta: Implica l’avvio di progetti pratici che rispondano ai bisogni reali del territorio. Esempi includono iniziative per l’istruzione dei bambini e dei giovani, programmi per l’uguaglianza di genere e sforzi per la tutela ambientale.
- Partecipazione al Dibattito Pubblico: Significa contribuire alle conversazioni che plasmano la società (sulla giustizia, sulla pace, sull’etica) con spirito di ascolto e ricerca di convergenza, superando la logica della contrapposizione per favorire l’apprendimento collettivo. L’obiettivo non è imporre il proprio punto di vista, ma cercare collettivamente soluzioni condivise per il bene comune.
Caratteristiche dell’azione sociale
L’azione sociale non deve essere confusa con la semplice beneficenza o con interventi caritativi sporadici. Nella visione che proponiamo, essa è un processo di apprendimento continuo volto a migliorare le condizioni materiali e spirituali di una comunità.
Si basa su alcuni principi cardine:
- Protagonismo della popolazione: Il vero cambiamento non può essere calato dall’alto o importato dall’esterno. Le persone devono diventare gli artefici del proprio progresso. L’azione sociale mira a liberare le potenzialità latenti in ogni individuo e gruppo sociale.
- Coerenza tra mezzi e fini: Non si può costruire un mondo di pace usando strumenti di conflitto. Ogni progetto deve riflettere, nei suoi metodi, i valori di giustizia, onestà e unità che intende promuovere.
- Sostenibilità e crescita organica: Le iniziative iniziano in modo semplice, rispondendo a bisogni immediati (come un doposcuola, la cura di un giardino pubblico o un circolo di conversazione etica), e crescono in complessità man mano che le competenze della comunità aumentano.
In concreto, l’azione sociale trasforma il tessuto urbano. Ciò si traduce in una cittadinanza attiva che non aspetta soluzioni delegate, ma crea spazi di cooperazione dove prima c’era indifferenza, trasformando i quartieri in laboratori di solidarietà.
La Maturità dell’Umanità e il Potere come Servizio
Questa visione poggia su una lettura spirituale della storia: l’umanità sta vivendo il passaggio turbolento dalla sua infanzia e adolescenza collettiva verso la fase della piena maturità. Le crisi globali sono i segni di questa transizione necessaria verso il riconoscimento dell’umanità come un’unica famiglia.
Per navigare questo passaggio, è fondamentale ridefinire il concetto di potere. Tradizionalmente inteso come “potere su” (dominio, controllo), deve evolversi in “potere di”: la capacità di trasformazione che nasce dall’unità e dal servizio. Secondo gli insegnamenti di Bahá’u’lláh, l’unità è la forza motrice di ogni progresso: “Così potente è la luce dell’unità, che può illuminare la terra intera”. Senza questa coesione, ogni sforzo politico o economico è destinato a essere effimero.
La Consultazione: Un’Alternativa al Modello del Dibattito
Per dare sostanza a questa nuova visione del potere, occorre un metodo decisionale radicalmente diverso da quello a cui siamo abituati. Se il dibattito politico tradizionale è spesso un’arena di scontro dove vince chi “grida più forte” o chi manipola meglio il consenso, la consultazione si pone come un processo di ricerca collettiva della verità.
Questo metodo si fonda su alcuni pilastri etici e procedurali che lo rendono unico:
- Il superamento dell’ego: Nella consultazione, una volta che un’opinione viene espressa, essa non appartiene più a chi l’ha formulata, ma diventa patrimonio del gruppo. Questo evita che la discussione si trasformi in una difesa del proprio orgoglio o in una battaglia per avere ragione.
- La ricerca della verità, non della vittoria: Lo scopo non è prevalere sull’interlocutore, ma far emergere, attraverso il contributo di tutti, la soluzione migliore per il bene comune. Le diverse opinioni non sono ostacoli, ma “luci” che illuminano aspetti diversi di una realtà complessa.
- L’ascolto profondo e rispettoso: Consultarsi significa dare valore alla voce di chiunque, specialmente di chi è solitamente escluso. La diversità di prospettive è considerata una ricchezza indispensabile per giungere a una visione completa del problema.
- L’unità nell’azione: Una volta presa una decisione (preferibilmente per consenso o, se necessario, a maggioranza), tutti i partecipanti si impegnano a sostenerla con la massima energia. Questo è un punto cruciale: se una decisione anche imperfetta viene attuata con piena unità, i suoi eventuali difetti emergeranno chiaramente e potranno essere corretti. Se invece una decisione corretta viene attuata in modo disunito, il fallimento è garantito.
Sostituire il dibattito con la consultazione significa trasformare gli spazi decisionali — dalle famiglie ai consigli comunali, dalle aziende alle istituzioni internazionali — in laboratori di unità e intelligenza collettiva.

Due ali per volare: i giovani sono l’avanguardia che unisce conoscenza ed etica al servizio dell’umanità
Gli Operatori di Pace e il Volo dei Giovani
La costruzione della pace non è un’aspirazione astratta, ma richiede una pratica quotidiana. È necessario lavorare sui propri pregiudizi, imparare a dialogare con chi la pensa diversamente e mantenere la perseveranza anche nei momenti di buio.
Un ruolo centrale in questa missione spetta ai giovani. Essi possiedono l’energia e la vitalità necessarie per superare i vecchi schemi di pensiero e sono spesso i più pronti ad adottare il metodo consultivo con naturalezza.
L’invito a “spiccare il volo” rivolto alle nuove generazioni non è una metafora poetica, ma un richiamo all’urgenza morale: i giovani devono essere all’avanguardia del progresso, usando le ali della conoscenza e della fede (intesa come convinzione etica) per servire l’umanità. Il loro volo è un’ascesa verso una nuova consapevolezza, dove il servizio agli altri diventa il carburante per una vita significativa.
Conclusione: Un atto di rivoluzione costruttiva
Scegliere di non contrapporsi, ma di costruire l’unità, è forse l’atto più rivoluzionario possibile nel mondo contemporaneo. È una sfida che richiede coraggio, visione e una profonda fiducia nelle potenzialità dell’essere umano.
In un mondo che ci spinge a combattere per una fazione, e ci sollecita continuamente alla divisione, l’atto più rivoluzionario ed efficace è lavorare per costruire l’unità.
Solo l’unità rende la lotta superflua e permette all’umanità di decollare verso un futuro di pace. In termini pratici la consultazione e l’impegno sociale ci offrono la possibilità di essere costruttori di un futuro in cui il conflitto sia finalmente superato dalla collaborazione, rendendo la lotta superflua e l’unità una realtà tangibile nelle nostre città.
