La costruzione della pace non riguarda solo la fine dei conflitti armati. È un processo più ampio che coinvolge diritti umani, giustizia, istituzioni credibili, sicurezza alimentare, salute pubblica, libertà di religione o di credo, migrazione e uguaglianza di genere. Quando questi temi vengono affrontati in modo separato, il risultato rischia di essere parziale. Quando invece vengono collegati tra loro, la pace diventa un obiettivo più concreto e duraturo.

In ambito internazionale, la costruzione della pace richiede anche un cambio di prospettiva: non basta reagire alle crisi con misure temporanee. Occorre interrogarsi sulle cause profonde dell’ingiustizia, della discriminazione e dell’insicurezza. Tra queste cause ci sono anche le idee di fondo che una società coltiva sulla natura umana, sul potere, sulla dignità e sul valore dell’uguaglianza.

Questo articolo nasce da un’intervista al Simin Fahandej, rappresentante presso le Nazioni Unite della Bahá’í International Community per i temi dei Diritti Umani, della Pace e della Sicurezza. L’intervista è condotta dal professor Navid Pourmokhtari, Assistant Professor of Governance, Law and Management presso la Athabasca University, Faculty of Humanities and Social Sciences.Per approfondire, è possibile visionare l’intervista completa in inglese su YouTube.

Per facilitare la fruizione dei contenuti, è stata inoltre realizzata una sintesi automatizzata in italiano dell’intervista originale:

Che cos’è la costruzione della pace

La costruzione della pace è l’insieme degli sforzi che mirano a creare le condizioni per una convivenza giusta, stabile e cooperativa. Non si limita alla diplomazia o alla prevenzione della guerra. Include anche:

  • la tutela dei diritti umani
  • la promozione della giustizia
  • la protezione della dignità umana
  • il rafforzamento di istituzioni affidabili
  • la riduzione delle discriminazioni
  • la partecipazione equa di donne e uomini alla vita sociale

Questa visione è importante perché molti problemi globali non esistono in isolamento. La violazione dei diritti, l’emarginazione, la povertà, la persecuzione religiosa e la disuguaglianza di genere possono alimentare instabilità e conflitto. Per questo la costruzione della pace deve essere vista come un lavoro continuo di trasformazione sociale e morale, non come un intervento emergenziale.

Schema della Bahá’í International Community all’ONU che collega diritti umani, migrazione, libertà religiosa, salute pubblica e sicurezza alimentare per la costruzione della pace

Un approccio unitario ai temi globali: diritti, dignità e cooperazione al centro della costruzione della pace.

1. Ruolo e rappresentanza nelle sedi internazionali

Un elemento centrale nella costruzione della pace è il ruolo svolto dagli organismi che operano presso le istituzioni internazionali, in particolare le Nazioni Unite. In questo contesto, la rappresentanza non è una funzione solo formale. Significa contribuire ai grandi dibattiti globali su temi che riguardano l’intera umanità.

Una realtà impegnata in questo spazio istituzionale partecipa a discussioni di livello internazionale e regionale su questioni come:

  • diritti umani
  • pace e sicurezza
  • libertà di religione o di credo
  • migrazione
  • sicurezza alimentare
  • salute pubblica
  • governance giusta

La vicinanza ai meccanismi internazionali per i diritti umani rende possibile portare all’attenzione casi di persecuzione e discriminazione, compresa la persecuzione dei baha’i in Iran o in altri contesti in cui si verifichi. Questo lavoro dimostra che la costruzione della pace passa anche dalla difesa concreta di persone e comunità vulnerabili.

La rappresentanza, quindi, ha almeno tre funzioni:

  1. Dare voce a questioni che rischiano di essere ignorate.
  2. Collegare temi spesso trattati separatamente.
  3. Mettere in discussione quadri concettuali che impediscono soluzioni profonde.

Perché la rappresentanza conta davvero

Nei processi internazionali, chi interviene nel dibattito non influisce solo sulle politiche immediate, ma anche sul modo in cui i problemi vengono definiti. E il modo in cui un problema viene definito condiziona le soluzioni che vengono adottate.

Se, per esempio, la pace viene ridotta a un tema di sicurezza militare, molte cause strutturali resteranno irrisolte. Se invece si riconosce che la pace dipende anche da giustizia, uguaglianza e dignità, la costruzione della pace assume una base molto più solida.

2. Aree di intervento: perché i temi sono collegati

Un approccio serio alla costruzione della pace non tratta i problemi globali come compartimenti stagni. I temi affrontati nelle sedi internazionali sono molteplici, ma profondamente interconnessi.

Diritti umani

I diritti umani sono un fondamento essenziale. Quando una persona o un gruppo viene perseguitato, escluso o privato delle libertà fondamentali, la pace sociale si indebolisce. La tutela dei diritti non è quindi una questione separata dalla sicurezza. Ne è una precondizione.

Libertà di religione o di credo

La libertà di religione o di credo è centrale per una società pluralista e pacifica. La discriminazione su base religiosa mina la fiducia civica, alimenta esclusione e può consolidare sistemi di ingiustizia. In questo senso, la costruzione della pace richiede il rispetto della coscienza e della dignità di ogni individuo.

Migrazione

La migrazione è spesso trattata come un tema tecnico o di controllo delle frontiere. In realtà coinvolge diritti, sicurezza, integrazione e solidarietà. Politiche prive di una visione umana e giusta possono aggravare tensioni esistenti.

Sicurezza alimentare e salute pubblica

La fame e la fragilità sanitaria non sono solo emergenze sociali. Sono anche fattori che indeboliscono la stabilità delle comunità. Una società in cui ampie fasce della popolazione vivono nell’insicurezza materiale difficilmente può sviluppare una pace duratura.

Per questo la costruzione della pace non può essere separata dal benessere umano di base.

3. Discorso sulla pace: andare oltre le soluzioni “cerotto”

Uno dei problemi più evidenti nel dibattito internazionale sulla pace è la tendenza a trattarla in modo frammentato. Si parla di pace e istruzione, pace e salute, pace e donne, pace e sviluppo. Questa suddivisione può essere utile dal punto di vista operativo, ma rischia di nascondere il nodo centrale: quali sono le cause profonde del conflitto?

Spesso le istituzioni intervengono quando la crisi è già esplosa. Questo produce misure correttive, utili nell’immediato, ma insufficienti nel lungo periodo. Una vera costruzione della pace chiede invece di affrontare la radice dei problemi.

Il limite dell’approccio frammentato

Quando ogni questione viene trattata isolatamente:

  • si perdono i legami tra ingiustizia, esclusione e violenza
  • si privilegiano risposte tecniche invece di trasformazioni strutturali
  • si misura il progresso con indicatori parziali
  • si rischia di confondere la gestione della crisi con la pace reale

In altre parole, la costruzione della pace non può essere solo amministrazione del conflitto. Deve essere anche trasformazione del pensiero e delle relazioni sociali.

La questione delle assunzioni sulla natura umana

Un punto cruciale riguarda l’idea che si ha dell’essere umano. Se si parte dal presupposto che l’umanità sia irrimediabilmente egoista e incapace di cooperazione, allora la pace sembrerà sempre fragile, utopica o temporanea.

Al contrario, se si riconosce che gli esseri umani hanno la capacità di costruire strutture giuste e solidali, allora la costruzione della pace diventa un compito realistico, anche se impegnativo.

Questo non significa negare l’esistenza del conflitto o dell’interesse personale. Significa rifiutare l’idea che questi aspetti definiscano completamente la natura umana. La qualità delle istituzioni e delle relazioni dipende anche dalle convinzioni profonde su cui una società si fonda.

Perché giustizia e pace sono inseparabili

La pace priva di giustizia è instabile. Una governance giusta, al contrario, crea fiducia, legittimità e cooperazione. Per questo molte riflessioni sulla pace insistono sul fatto che sicurezza e ordine, da soli, non bastano. Senza verità, uguaglianza e giustizia, la costruzione della pace resta incompleta.

Illustrazione di un iceberg con luce dorata sotto la superficie che simboleggia l’anima senza genere e la dimensione spirituale dell’uguaglianza

La vera uguaglianza nasce dalla dimensione spirituale condivisa, oltre ogni differenza visibile.

4. Uguaglianza di genere: oltre la sola rappresentanza numerica

L’uguaglianza di genere è uno dei temi più importanti per la costruzione della pace. È anche uno dei campi in cui emerge chiaramente la differenza tra un approccio superficiale e uno più profondo.

Da tempo molti sforzi internazionali si concentrano su obiettivi misurabili come:

  • aumentare la percentuale di donne nei parlamenti
  • ampliare la presenza femminile nella forza lavoro
  • migliorare la rappresentanza nelle posizioni decisionali

Si tratta di passi importanti e positivi. Tuttavia, non bastano da soli a risolvere la radice della disuguaglianza.

Perché i numeri non sono sufficienti

La presenza numerica è rilevante, ma non garantisce automaticamente giustizia, parità di dignità o trasformazione culturale. Una donna può essere presente in un’istituzione e trovarsi comunque dentro strutture, linguaggi e logiche che riproducono disuguaglianza.

Per questo la costruzione della pace richiede una domanda più profonda: quale quadro di riferimento usiamo per pensare l’uguaglianza?

L’uguaglianza come questione di visione dell’essere umano

Una delle idee più significative proposte in questo ambito è che l’identità spirituale dell’essere umano non sia definita dal genere. In questa prospettiva, l’anima non ha genere. Questo principio offre una base molto diversa per pensare l’uguaglianza tra donne e uomini.

Non si tratta solo di redistribuire posti o percentuali. Si tratta di riconoscere che la dignità umana non dipende dal sesso o dal ruolo sociale attribuito culturalmente. Se questo principio viene preso sul serio, cambia il modo in cui si pensa la leadership, il lavoro, l’educazione, la partecipazione politica e la vita comunitaria.

In questo senso, la costruzione della pace e l’uguaglianza di genere sono strettamente connesse. Una società che non riconosce pienamente l’uguaglianza non può dirsi davvero pacifica, anche se appare ordinata in superficie.

Rappresentanza di genere e trasformazione reale

Il dibattito sulla rappresentanza è utile proprio perché mostra il limite di molte soluzioni contemporanee. Aumentare il numero di donne in parlamento o nel lavoro è lodevole, ma non esaurisce la questione.

Per andare oltre, servono almeno quattro cambiamenti:

  • Cambiamento culturale: superare stereotipi e aspettative rigide sui ruoli di genere.
  • Cambiamento istituzionale: rivedere regole e pratiche che mantengono disuguaglianze.
  • Cambiamento concettuale: abbandonare idee riduttive su cosa significhi uguaglianza.
  • Cambiamento morale: riconoscere che la dignità è intrinseca e non negoziabile.

Solo così la costruzione della pace può includere davvero l’uguaglianza di genere, anziché limitarsi a segnali simbolici o risultati statistici isolati.

Domande chiave per capire se un approccio alla pace è davvero profondo

Per valutare se un’iniziativa contribuisce realmente a la costruzione della pace, può essere utile porsi alcune domande:

  1. Affronta le cause profonde del conflitto o solo i sintomi?
  2. Collega la pace ai diritti umani e alla giustizia?
  3. Riconosce la dignità di ogni persona senza discriminazioni?
  4. Supera la logica dei compartimenti stagni?
  5. Promuove una visione dell’essere umano capace di cooperazione e responsabilità morale?
  6. Considera l’uguaglianza di genere come fondamento, non come appendice?

Se la risposta a queste domande è negativa, è probabile che il progetto sia utile ma non sufficiente.

Errori comuni nella costruzione della pace

Molti fallimenti nella costruzione della pace derivano da errori di impostazione più che da mancanza di buona volontà. Ecco i più comuni.

1. Confondere pace con assenza di guerra

Una società può non essere in guerra e restare comunque segnata da esclusione, persecuzione o ingiustizia sistemica. L’assenza di violenza aperta non equivale a pace reale.

2. Trattare i problemi separatamente

Quando diritti umani, salute, cibo, migrazione e uguaglianza vengono analizzati come dossier autonomi, si perde la visione d’insieme necessaria per soluzioni durature.

3. Affidarsi solo a misure quantitative

I numeri contano, ma non raccontano tutto. Avere più donne in un’istituzione è positivo, ma non basta se la cultura che la guida resta diseguale.

4. Credere che l’essere umano sia incapace di pace

Se la progettazione politica parte da un pessimismo radicale sulla natura umana, tenderà a produrre strutture difensive e limitate. La costruzione della pace ha invece bisogno di una visione più alta e più realistica delle capacità umane.

5. Usare soluzioni temporanee come se fossero definitive

Le misure di emergenza sono spesso necessarie, ma non devono sostituire il lavoro più difficile di riforma culturale e istituzionale.

Come applicare questa visione oggi

Anche se molte di queste riflessioni nascono nel contesto delle istituzioni internazionali, hanno implicazioni pratiche più ampie. La costruzione della pace può essere rafforzata quando organizzazioni, comunità e responsabili pubblici adottano alcuni criteri di base.

Un quadro pratico in 5 punti

  • Partire dalla dignità umana: ogni politica dovrebbe essere valutata in base al rispetto della persona.
  • Collegare i temi: i problemi sociali vanno letti nelle loro interdipendenze.
  • Rivedere le assunzioni di fondo: le idee sulla natura umana influenzano direttamente le istituzioni.
  • Promuovere uguaglianza sostanziale: non solo accesso formale, ma piena valorizzazione di donne e uomini.
  • Costruire giustizia, non solo stabilità: la stabilità senza giustizia è fragile.

Perché la costruzione della pace richiede una visione unitaria

Il punto decisivo è questo: la costruzione della pace non può riuscire se l’umanità continua a pensare in termini frammentati. Pace, sicurezza, diritti umani e uguaglianza non sono temi concorrenti. Sono dimensioni di uno stesso progetto civile.

Una visione unitaria permette di capire che:

  • la persecuzione religiosa non è solo una violazione di libertà, ma anche un ostacolo alla pace
  • la disuguaglianza di genere non è solo una questione di diritti, ma anche di sicurezza e benessere collettivo
  • la sicurezza alimentare e la salute pubblica non sono solo temi sociali, ma pilastri della stabilità
  • la giustizia non è un ideale astratto, ma una condizione pratica per la convivenza
Spirale simbolica composta da motivi culturali che rappresentano l’unità nella diversità, con il titolo “La pace universale” – Episodio 8 della serie “Introduzione alla Fede bahá’í

Episodio 8 – La pace universale: una visione bahá’í del progresso verso l’unità mondiale

Conclusione

La costruzione della pace non è un traguardo distante né un ideale astratto, ma un processo concreto che richiede coerenza tra principi e azione. Richiede di affrontare le cause profonde del conflitto, di difendere i diritti umani senza compromessi e di costruire istituzioni fondate sulla giustizia, sulla dignità e sulla fiducia reciproca.

In questa prospettiva, l’uguaglianza di genere non è un obiettivo secondario, ma una condizione essenziale per una pace autentica e duratura. Superare la sola logica della rappresentanza numerica significa trasformare le strutture culturali e sociali, riconoscendo pienamente il valore e il contributo di ogni essere umano.

La visione baha’i offre un orizzonte più ampio e integrato: la pace non è solo possibile, ma inevitabile se l’umanità saprà riconoscere la propria unità e costruire una civiltà fondata su giustizia, cooperazione e responsabilità morale. Questo approccio è approfondito nell’articolo La pace è inevitabile: perché la grande pace mondiale è alla nostra portata (parte 8), che esplora in modo più ampio i principi e le prospettive della pace secondo la visione baha’i.

Quando diritti umani, uguaglianza, giustizia e sicurezza vengono compresi come dimensioni inseparabili di un unico progetto umano, la costruzione della pace smette di essere una risposta alle crisi e diventa un percorso consapevole verso una società più giusta, unita e sostenibile.