Il tema centrale di questo episodio del podcast “Conversazioni Significative” è l’intervista integrale su RSI del 29 giugno 2025 a Feri Mazlum, un credente bahá’í residente in Svizzera Italiana da quasi cinquant’anni e attivo nel dialogo interreligioso nel Ticino. La giornalista Gaëlle Courtens ci accompagna in un viaggio profondo e sincero attraverso la vita, la fede e l’esperienza personale di Feri, che ci offre uno sguardo autentico su una religione giovane ma radicata in valori universali, e sulle sfide che questa comunità affronta, soprattutto nel paese d’origine, l’Iran.
Chi è Feri Mazlum e la fede bahá’í: un percorso di vita e spiritualità
Feri Mazlum è un uomo di 82 anni, originario dell’Iran, che da quasi cinquant’anni vive a Locarno, in Svizzera Italiana. La sua storia personale si intreccia con quella della fede bahá’í, una religione nata nella prima metà dell’Ottocento in Iran e oggi diffusa in tutto il mondo con oltre otto milioni di fedeli. Feri è conosciuto nell’ambiente interreligioso ticinese per la sua mitezza, umiltà e profonda gratitudine verso la vita.
La fede bahá’í insegna l’amore per il prossimo e per l’umanità intera, invitando a compiere azioni positive nel proprio vissuto quotidiano. Secondo Feri, l’uomo ha due compiti fondamentali: conoscere Dio e contribuire al progresso continuo dell’umanità. Sebbene lui stesso si interroghi se abbia pienamente adempiuto a questi compiti, è consapevole di aver fatto il possibile. Questa fede si caratterizza per la sua apertura verso tutte le grandi tradizioni religiose, riconoscendo i loro fondatori come messaggeri divini inviati dall’unico Dio per educare l’umanità.
Feri racconta con affetto la sua città natale, Shamirs, un piccolo paese montano nel nord-est dell’Iran, dove il clima è fresco e rigido, lontano dall’immagine comune di un Iran torrido. Questa connessione con le montagne lo ha accompagnato anche in Svizzera, dove ha trovato un ambiente simile e dove ha costruito la sua famiglia e la sua comunità.
In un mondo spesso diviso da differenze religiose e culturali, la fede bahá’í propone un messaggio di unità e rispetto reciproco, esortando a superare le divisioni attraverso l’amore e la comprensione. Feri incarna questo spirito nel suo impegno quotidiano e nella sua testimonianza personale.
| Aspetto | Descrizione |
|---|---|
| Origini | Nato a Shamirs, Iran, vive a Locarno da quasi 50 anni |
| Fede | Bahá’í, fondata in Iran nel XIX secolo |
| Valori | Amore per il prossimo, unità, progresso umano |
| Spiritualità | Conoscere Dio e agire per il bene dell’umanità |
| Impegno | Dialogo interreligioso e testimonianza personale |
I fondatori bahá’í, il concetto di Dio e l’incontro con Maria
La fede bahá’í si fonda su tre figure chiave vissute tra il XIX e il XX secolo. Il precursore, il Báb, che in persiano significa “la porta”, proclamò nel 1844 di essere il Promesso atteso. Dopo una breve ma intensa predicazione, fu perseguitato e ucciso brutalmente, ma la sua figura rimane centrale nella fede bahá’í. Seguì Bahá’u’lláh, il fondatore della religione, considerato dai fedeli la manifestazione divina attraverso cui Dio rivela la sua volontà all’umanità. Suo figlio, ‘Abdu’l-Bahá, fu l’interprete degli insegnamenti di Bahá’u’lláh e responsabile della diffusione della fede in Occidente.
Feri racconta con tenerezza l’incontro con sua moglie Maria, avvenuto durante un convegno bahá’í in Italia nel 1962. Maria aveva da poco accettato la fede bahá’í e, nonostante la conoscenza superficiale, Feri le propose di sposarlo e di lavorare insieme per la causa di Dio. Questo legame, che dura da quasi cinquant’anni, è un esempio concreto del principio bahá’í di “unità nella diversità”. Nonostante le differenze tra loro, la loro unione si basa su rispetto reciproco e amore, elementi fondamentali della fede.
Il concetto di Dio nella fede bahá’í è unico e profondamente rispettoso di tutte le tradizioni abramitiche. Bahá’u’lláh insegna che Dio è al di là di ogni immaginazione umana e che non possiamo mai conoscerlo pienamente, ma possiamo avvicinarci a Lui attraverso l’amore e l’osservanza. La fede scoraggia lo studio teologico che porta a divisioni e invita invece a vivere una relazione personale e diretta con Dio, senza giudicare gli altri.
Questa apertura e umiltà spirituale si traduce in un messaggio di amore universale e tolleranza, che Feri e Maria incarnano quotidianamente nella loro vita familiare e comunitaria.
| Elemento | Dettagli |
|---|---|
| Precursore | Il Báb, proclamò il messaggio divino nel 1844 |
| Fondatore | Bahá’u’lláh, manifestazione divina |
| Interprete | ‘Abdu’l-Bahá, diffusore in Occidente |
| Concetto di Dio | Inconoscibile, amato e obbedito senza divisioni |
| Unione con Maria | Quasi 50 anni di matrimonio basato su unità e rispetto |
Persecuzioni in Iran, luoghi sacri e pellegrinaggi: la storia travagliata della comunità bahá’í
La storia della fede bahá’í è segnata da dure persecuzioni, soprattutto nel paese d’origine, l’Iran. Feri racconta che la religione nacque ufficialmente il 23 maggio 1844, quando il Báb proclamò il suo messaggio in Shiraz. La sua predicazione, accolta da molti, suscitò però violente reazioni da parte delle autorità religiose e politiche. Oltre ventimila seguaci del Báb furono uccisi, e lo stesso Báb fu giustiziato con una crudeltà inaudita: settocentocinquanta pallottole lo colpirono, lasciandolo completamente dilaniato. I resti furono nascosti per cinquanta anni prima di essere portati in Terra Santa, sul Monte Carmelo, in Israele.

Feri e Maria Mazlum nella loro casa in Svizzera: una vita dedicata alla fede bahá’í e al dialogo interreligioso.
Foto: RSI Radiotelevisione svizzera
Bahá’u’lláh, seguace fervente del Báb, fu esiliato e imprigionato per quasi tutta la sua vita, muovendosi da Baghdad a Edirne (nell’attuale Turchia) e infine a San Giovanni d’Acri in Palestina, allora parte dell’Impero Ottomano. Qui riposano oggi i luoghi sacri bahá’í, che sono riconosciuti a livello internazionale e si trovano ad Haifa, in Israele. Il pellegrinaggio a questi mausolei è parte importante della pratica religiosa, un momento di preghiera e riflessione spirituale.
Il centro mondiale bahá’í ad Haifa gode di uno statuto extraterritoriale e rappresenta un simbolo di pace e unità in una regione storicamente complessa e spesso conflittuale. Feri sottolinea che, nonostante le tensioni geopolitiche, questo luogo rimane inamovibile come centro spirituale della fede.
Questa storia di sofferenza e di resistenza è oggi ancora molto presente nella vita dei bahá’í in Iran, dove la comunità subisce discriminazioni, esclusione dall’istruzione e dal lavoro, e gravi violazioni dei diritti umani. Il racconto di Feri è toccante e testimonia la forza della fede che, nonostante tutto, continua a portare speranza e impegno.
| Aspetto | Dettagli |
|---|---|
| Nascita | 1844, proclamazione del Báb a Shiraz |
| Persecuzioni | Migliaia di seguaci uccisi, Báb giustiziato brutalmente |
| Esilio di Bahá’u’lláh | Da Baghdad a Edirne fino a San Giovanni d’Acri |
| Luoghi sacri | Mausolei ad Haifa, Israele, centro mondiale bahá’í |
| Situazione attuale | Persecuzioni in Iran, esclusione sociale e repressione |
Spiritualità universale, lettura quotidiana e vita comunitaria nella fede bahá’í
Un aspetto molto significativo della fede bahá’í è l’attenzione alla spiritualità universale, che si esprime nel riconoscimento di tutti i grandi maestri spirituali come Krishna, Buddha, Zoroastro, Abramo, Mosè, Gesù e Maometto come messaggeri di Dio. Feri condivide una frase che tiene sempre nel cuore, tratta da un insegnamento di Buddha: “Dopo tutte le preghiere che hai offerto a Dio, che cosa hai ricevuto?” Buddha rispose: “Niente, proprio niente. Però ho perso alcune cose: preoccupazioni, ansia, depressione, insicurezza, paura della vecchiaia e della morte.” Per lui, questa è la religione, una fonte di pace interiore e serenità.
La lettura quotidiana degli scritti sacri è un pilastro fondamentale per i bahá’í. Feri spiega che, secondo Bahá’u’lláh, chi non legge ogni giorno i testi sacri non è fedele al proprio patto con Dio. La meditazione e la riflessione sulle parole divine sono paragonate al nutrimento dell’anima, proprio come il cibo è essenziale per il corpo. In famiglia, Feri e Maria hanno la consuetudine di leggere insieme ogni mattina un passo dagli scritti bahá’í, pregare e dedicare un pensiero ai loro cari e amici, creando così un’abitudine spirituale che li sostiene nel quotidiano.

“La terra è un solo paese e l’umanità i suoi cittadini.” – Un messaggio di unità dalla homepage dei Bahá’í svizzeri
La vita comunitaria bahá’í si svolge con incontri regolari ogni diciannove giorni, un numero sacro per la fede che si riflette anche nel calendario bahá’í, composto da diciannove mesi di diciannove giorni ciascuno, più quattro giorni intercalari dedicati all’ospitalità e alla cura degli altri. Questi incontri uniscono una parte spirituale con una consultativa, dove si discutono iniziative per la comunità, come attività per bambini e giovani, promuovendo così un coinvolgimento attivo e partecipativo.
L’educazione dei bambini è considerata una priorità per costruire un futuro migliore. La fede bahá’í ha sviluppato programmi educativi in tutto il mondo che mirano a rendere i giovani autonomi e responsabili, evitando semplici conferenze o prediche, ma puntando su un coinvolgimento diretto e creativo.
Un altro elemento distintivo è l’attenzione alla parità di genere. Nella comunità bahá’í svizzera, ad esempio, tra gli otto nuovi membri dell’Assemblea Nazionale, sette sono donne, a testimonianza di un impegno concreto verso l’uguaglianza e la giustizia sociale, valori cardine della fede.
| Aspetto | Descrizione |
|---|---|
| Spiritualità | Unità delle religioni e pace interiore |
| Lettura quotidiana | Pillastro della fede e nutrimento dell’anima |
| Rituali familiari | Lettura e preghiera mattutina insieme |
| Vita comunitaria | Incontri ogni 19 giorni con parte spirituale e consultiva |
| Educazione | Programmi per bambini e giovani, autonomia e responsabilità |
| Parità di genere | Forte presenza femminile nelle istituzioni bahá’í |
Persecuzioni, speranza e impegno quotidiano: la testimonianza di Feri Mazlum
Nonostante la fede bahá’í ruoti attorno a valori di amore, giustizia e armonia, essa è tra le religioni più violentemente perseguitate nel mondo musulmano, specialmente in Iran, dove è nata. Feri racconta con commozione le difficoltà vissute, tra cui la detenzione e l’uccisione di membri della sua famiglia, l’esclusione dall’università e dal lavoro per i bahá’í, e le continue angherie e discriminazioni.
Il suo ritorno in Iran ventitré anni fa fu segnato da interrogatori e dal ritiro del passaporto, un trattamento che dimostra il controllo e la repressione a cui sono sottoposti i membri della comunità bahá’í. Feri sottolinea però che questa persecuzione è frutto di ignoranza e invita a provare pietà per i persecutori, citando anche le parole di Cristo: “Non sanno quello che fanno.”
Nonostante tutto, Feri mantiene una ferma speranza nel futuro, convinto che nessun regime possa durare per sempre e che anche l’attuale situazione in Iran cambierà, proprio come sono caduti regimi autoritari del passato. Questa fiducia è radicata nella sua fede e nella convinzione che Dio guida la storia umana.
Il messaggio di Feri è chiaro: la vera religione consiste nel trasformare se stessi e vivere una vita di gentilezza e rispetto verso gli altri. Ogni azione positiva, anche nella quotidianità, contribuisce al progresso dell’umanità e alla costruzione di un mondo più giusto.
| Tema | Descrizione |
|---|---|
| Persecuzioni | Detenzioni, uccisioni e discriminazioni in Iran |
| Esperienza personale | Interrogatori e ritiro passaporti al ritorno in patria |
| Risposta spirituale | Pietà per i persecutori, fede nella guida divina |
| Speranza | Crollo dei regimi e futuro migliore |
| Impegno | Gentilezza e trasformazione personale quotidiana |
Conclusione: un messaggio di unità, spiritualità e speranza per il futuro
L’intervista a Feri Mazlum ci ha guidati alla scoperta di una fede giovane ma profondamente radicata nei valori universali dell’amore, della giustizia e del rispetto reciproco. Attraverso la sua testimonianza personale, abbiamo visto come la fede bahá’í si esprima in un percorso di vita improntato all’umiltà, al dialogo interreligioso e all’impegno quotidiano per il bene dell’umanità.
Dai racconti delle origini della fede, con le figure di Báb, Bahá’u’lláh e ‘Abdu’l-Bahá, alle pratiche spirituali di lettura quotidiana e preghiera familiare, fino alla vita comunitaria strutturata e inclusiva, emerge una religione che valorizza l’unità nella diversità e il progresso sociale.
Nonostante le difficoltà e le persecuzioni che la comunità bahá’í affronta soprattutto in Iran, la speranza di Feri è viva e contagiosa: egli crede fermamente che il cambiamento sia possibile e che la gentilezza possa sciogliere anche le barriere più dure. Il suo messaggio ci invita a riflettere sul vero significato della fede, non come semplice adesione a dogmi, ma come trasformazione personale e contributo concreto al miglioramento della società.
In questo cammino, il bahá’í in Svizzera si fa portavoce di un dialogo interreligioso aperto e rispettoso, e di una testimonianza di vita che parla al cuore di tutti, senza distinzione. La storia di Feri Mazlum e della sua comunità è un esempio luminoso di come la fede possa essere strumento di pace, unità e speranza anche in tempi complessi.