Ogni 31 dicembre, il Presidente della Repubblica Italiana si rivolge alla popolazione con il tradizionale discorso di fine anno, un appuntamento che va oltre il semplice augurio: è un momento di bilancio collettivo, una riflessione sui valori condivisi e un invito a guardare insieme al futuro. In queste parole si condensano paure, luci e ombre di un’epoca, ma anche la fiducia che la comunità nazionale possa costruire un domani migliore attraverso l’impegno, la responsabilità e l’unità.
Nel messaggio del 31 dicembre 2024, il Presidente Sergio Mattarella riprende questa tradizione, dalla sua esortazione a “rinsaldare i nostri rapporti nelle comunità, nelle famiglie, nelle amicizie” alla denuncia delle tragedie globali che turbano le coscienze. Il testo integrale è disponibile sul sito del Quirinale: Messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica.
Pace: dall’urgenza esterna all’impegno interiore
Uno dei primi grandi temi affrontati da Mattarella è quello della guerra e delle sofferenze civili che scuotono il mondo. Il Presidente richiama i conflitti in corso e la loro eco sulla vita quotidiana delle persone e afferma che la pace non può essere ridotta a una semplice sospensione delle ostilità militari, ma richiede rispetto dei diritti umani, sicurezza e libertà per ogni popolo.
Tale impostazione risuona con gli insegnamenti della Fede bahá’í, che considera la pace mondiale non un’utopia, ma una tappa inevitabile nello sviluppo dell’umanità. Nella compilazione La pace pubblicata su Bahai.it si legge, ad esempio, che:
La pace mondiale implica una trasformazione organica nelle strutture della società e l’instaurazione di un ordine che riconosca l’unità del genere umano e la sua interdipendenza
La prospettiva bahá’í sottolinea che la pace deve radicarsi innanzitutto nel cuore delle persone e nella qualità delle relazioni tra individui e comunità. Solo da questa trasformazione interiore e sociale può nascere una pace duratura fra le nazioni.
Giovani: risorsa e protagonisti del futuro
Il Presidente dedica una parte importante del suo messaggio alla condizione dei giovani, riconoscendo le difficoltà legate alla precarietà, al lavoro, alla disillusione, ma rifiutando la narrazione che li descrive come una generazione perduta. Al contrario, li definisce una “grande risorsa” per l’Italia contemporanea e li invita a non cedere alla rassegnazione, ma a impegnarsi nella vita sociale e civile.
Anche la prospettiva bahá’í pone grande enfasi sul ruolo giovanile. Su Bahai.it viene sottolineato che, quando i giovani vengono accompagnati in un percorso di crescita spirituale e sociale, possono diventare veri protagonisti del cambiamento. In diversi testi si ricorda come i giovani siano chiamati a contribuire alla costruzione di comunità più giuste e solidali, sviluppando capacità di servizio, riflessione critica e collaborazione.
I giovani, quando cercano di contribuire al benessere degli altri, diventano i costruttori di una società nuova, capace di superare materialismo ed egoismo
In questa luce, l’appello di Mattarella a considerare i giovani non come problema ma come risorsa dialoga con la visione bahá’í che li vede come attori centrali nel passaggio verso una civiltà più pacifica e unita.
Parità di genere: dalla dignità al ruolo sociale pieno
Nel suo discorso, il Presidente affronta con chiarezza la violenza contro le donne e il tema della loro dignità. Richiama i femminicidi che hanno scosso l’opinione pubblica e sottolinea la necessità di un cambiamento profondo, affinché le donne non siano più viste soltanto come vittime, ma riconosciute come protagoniste della vita sociale, familiare, culturale e lavorativa.
La Fede bahá’í considera la parità tra uomo e donna un principio non negoziabile e un presupposto essenziale per la pace mondiale. Nella sezione dedicata all’educazione e alla condizione femminile, su Bahai.it si ricorda che:
La Fede bahá’í sostiene il principio della parità dei diritti fra l’uomo e la donna, affermando che il progresso della società è legato al pieno riconoscimento e alla valorizzazione delle donne
La prospettiva bahá’í propone un cambiamento culturale e spirituale che trasformi le relazioni tra uomini e donne, superando logiche di dominio e violenza, e promuovendo una collaborazione armoniosa nella famiglia, nel lavoro e nella società. In questo, il richiamo del Presidente alla dignità e alla libertà femminile trova un punto di forte convergenza con la visione bahá’í.
Rispetto, dignità e partecipazione: valori che uniscono
Uno dei fili conduttori del messaggio di Mattarella è il richiamo al rispetto: rispetto della vita, della legge, del lavoro, delle persone più vulnerabili, dei detenuti, di chi soffre emarginazione e povertà. Il Presidente insiste sul fatto che la speranza non può ridursi a un sentimento astratto o a un’“attesa inoperosa”, ma deve tradursi in impegno quotidiano di ciascuno.
Anche gli insegnamenti bahá’í insistono sulla dignità di ogni essere umano e sull’idea di unità del genere umano. Nel documento La Promessa della Pace Mondiale, disponibile su Bahai.it, si afferma che la pace mondiale non è un sogno irrealizzabile, ma un processo che richiede una nuova coscienza di questa unità e la volontà di superare pregiudizi, ingiustizie e barriere.
L’umanità è un’unica famiglia. Riconoscere questa verità e tradurla in strutture sociali e politiche è la condizione per una pace duratura
Nella prospettiva bahá’í, il rispetto non è solo un atteggiamento individuale, ma un principio da incorporare in leggi, istituzioni e pratiche sociali che tutelino i più deboli e promuovano la partecipazione di tutti alla vita comune.
La Fede bahá’í come agente di cambiamento
Il discorso di fine anno di Sergio Mattarella e gli insegnamenti della Fede bahá’í convergono su un punto decisivo: la trasformazione della società non avviene automaticamente, ma richiede impegno attivo, responsabilità personale e un senso di unità che superi divisioni, pregiudizi e paure.
Secondo la visione bahá’í, la pace, la dignità umana, la parità di genere e la partecipazione dei giovani non sono solo obiettivi da proclamare, ma strumenti concreti per costruire una civiltà più giusta e solidale. Per questo, la Fede bahá’í incoraggia ciascun individuo, e le comunità nel loro insieme, a considerarsi agenti di cambiamento: persone che, giorno dopo giorno, si sforzano di esprimere questi principi nelle relazioni familiari, nel lavoro, nell’impegno sociale e nel dialogo con gli altri.
In un mondo segnato da conflitti e disuguaglianze, la Fede bahá’í invita a non attendere la pace come un evento esterno, ma a crearla nella quotidianità, attraverso scelte di giustizia, collaborazione e servizio. In questa prospettiva, il messaggio del Presidente non è soltanto un augurio di buon anno, ma un invito corale alla responsabilità, affinché la speranza diventi una forza concreta di trasformazione, in Italia e nel mondo.