Affrontare il rapporto tra scienza e profezia significa metterci insieme due orizzonti che spesso vengono considerati contrapposti: l’orizzonte dell’indagine razionale e sperimentale e l’orizzonte della rivelazione, della parola che connette il presente alla speranza di un futuro trasformato. Noi, come credenti baha’i e osservatori della storia delle religioni, troviamo che questa relazione non sia né accidentale né conflittuale per definizione. È invece un dialogo necessario: la scienza descrive la struttura e il funzionamento del mondo visibile, mentre la profezia illumina il senso morale e spirituale di quella struttura, orientando le nostre scelte verso finalità che trascendono l’immediato utile.
Questo articolo esplora il significato della profezia, il suo valore epistemologico e soprattutto spirituale, è basato sull’incontro online “La Profezia: un approccio storico” con la relazione del Dott. Antonino Leonardi. Si propone anche una metodologia interpretativa che da un lato riconosce la molteplicità di significato dei testi sacri, e dall’altro lato propone il concetto dell’unità archetipica di diversi eventi che si trovano in vari punti dei testi sacri anche delle varie religioni nel senso che tali eventi, al di là della loro apparente diversità, sono invece spiritualmente simili come, per esempio, i diversificati aspetti mediante i quali lo Spirito Santo volta per volta si manifesta nel mondo.
In ciascuna sezione è essenziale la prospettiva suggerita dalla Fede bahá’í e cioè che la rivelazione divina è progressiva e che, quindi, i Messaggeri di Dio portano lo stesso messaggio di amore adattato alle necessità del tempo, nella prospettiva che la storia dell’umanità tende verso l’unità e la pace universale.
A completamento di questa riflessione, è stato realizzato con l’assistenza dell’intelligenza artificiale un breve video di sintesi dedicato ai contenuti centrali dell’incontro. Il video, della durata di pochi minuti, presenta in forma introduttiva gli aspetti fondamentali dell’intervento del Dott. Antonino Leonardi, offrendo una visione d’insieme dei temi affrontati: il significato storico e spirituale della profezia, il dialogo con la scienza e l’orizzonte di unità e pace universale.
Questa sintesi audiovisiva non intende in alcun modo sostituire il video originale dell’incontro, ma piuttosto accompagnare il lettore e lo spettatore come porta d’ingresso al tema, stimolando l’interesse e invitando ad approfondire l’ascolto integrale della relazione dell’oratore.
Definizione di Profezia
Etimologia
La parola “profezia”, derivate da profeta ‒ in greco prophetes ‒ richiama il verbo “parlare per conto di” e, nella radice etimologica greca e nelle lingue semitiche, designa colui che ha una parola che non è solo personale ma che proviene da una dimensione diversa da quella ordinaria, che possiamo definire “spirituale”. In ebraico il termine usato per profeta è nabi, colui che è chiamato a trasmettere una parola che sovente nasce nella relazione con Dio e si pone come messaggio alla comunità. Questa radice linguistica ci aiuta a comprendere almeno due aspetti fondamentali: la profezia è comunicazione di un qualcosa che proviene dalla divinità che rende quindi la profezia come una fonte che si pretende trascendente rispetto alla singola soggettività.
Da un punto di vista storico-linguistico, il termine assume sfumature diverse a seconda delle culture. Nelle tradizioni greche e romane si applicavano epiteti a figure oracolari e ai poeti che ricevevano ispirazione. Nelle civiltà mesopotamiche e nelle iscrizioni più antiche si ritrovano formule simili: il sacro parla attraverso un intermediario umano. Nel contesto biblico il profeta è spesso figura che incarna la coscienza sociale e religiosa, colui che denuncia deviazioni, richiama all’alleanza e annuncia conseguenze o speranze future. Così nella lingua e nella storia confluiscono l’autorità dell’origine e la funzione comunitaria: la profezia non è un’affermazione autoreferenziale ma un atto comunicativo con scopi formativi.
Se osserviamo la parola etimologicamente e secondo le sue trasformazioni culturali, vediamo anche che in molti casi la traduzione o l’adattamento ha accentuato un elemento rispetto all’altro. In alcune tradizioni l’accento è posto sulla capacità di “vedere” il futuro; in altre, sulla funzione di guida etico-spirituale. Questo ci insegna che la definizione di profezia non è monolitica: essa può riferirsi a previsioni di eventi, ma molto più spesso riguarda indicazioni sul cammino morale e spirituale di un popolo o dell’umanità. Per noi baha’i la parola profezia racchiude entrambe le dimensioni, ma predilige la funzione trasformativa, ossia quella capacità di collegare il presente a una prospettiva di speranza che orienti l’azione umana verso il bene comune.
Funzione
La funzione della profezia si articola in almeno tre livelli interconnessi: educativo, diagnostico e orientativo. Educativa perché la parola profetica è rivolta a una comunità con lo scopo di formarla alla giustizia, alla moralità e alla solidarietà. Diagnostica perché spesso i profeti denunciano disarmonie sociali, ingiustizie e deviazioni spirituali; e orientativa in quanto la profezia propone una teleologia, un senso ultimo verso cui tendere. Queste funzioni non sono separate ma si intrecciano continuamente: il monito diagnostico diventa occasione educativa e la promessa del futuro orienta le scelte quotidiane.
In pratica la profezia agisce come ponte fra tempo e significato. Per la comunità credente essa non è solo cronaca del passato né semplice previsione, ma strumento che illumina il presente: indicando ciò che va corretto e offrendo motivazioni profonde per il cambiamento. Ad esempio, molte delle grandi profezie bibliche nascono in contesti di crisi: guerre, esili, corruzione morale. L’annuncio profetico, quindi, ha la funzione di ricollocare la società in una prospettiva di responsabilità e speranza.
Un altro aspetto cruciale è la funzione simbolica e archetipica della profezia. Le immagini profetiche non sempre riguardano eventi letterali; spesso sono simboli che parlano dell’anima collettiva e delle sue dinamiche. Questi simboli offrono chiavi interpretative che trascendono tempo e luogo, permettendo alle generazioni successive di ritrovare significati nuovi e utili. Nella visione baha’i questo elemento simbolico è prezioso perché testimonia la perennità del messaggio divino: il nucleo etico-spirituale resta valido e viene rimodulato secondo bisogni differenti in epoche diverse.
Infine, la funzione della profezia è consolatoria. In momenti di smarrimento essa restituisce fiducia: connette il presente a una promessa di redenzione o rigenerazione. Questa consolazione non è evasiva: è chiamata a generare coraggio e responsabilità, a ispirare azione concreta verso la realizzazione dei valori profetici. Così la profezia diventa motore di trasformazione personale e collettiva, con una portata che abbraccia il mondo sociale, politico e spirituale.

Le due ali della conoscenza: la scienza guarda al passato e spiega il presente, la religione orienta il presente verso il futuro – un’immagine ispirata alla visione baha’i.
Prospettiva Scientifica e Cosmica
Fisica Quantistica
La scienza moderna, e in particolare la fisica quantistica, ha messo in luce aspetti del reale che trasformano il nostro modo di pensare l’interconnessione delle cose. Il fenomeno dell’entanglement, per esempio, mostra come particelle separate nello spazio possano manifestare correlazioni istantanee che sfidano le categorie tradizionali di separazione spaziale e causale. Questo suggerisce una trama di relazione profonda e non-locale nella struttura del mondo. Dal punto di vista del rapporto tra scienza e profezia, l’entanglement diventa una metafora potente: la profezia parla di una realtà in cui tutto è connesso, del resto anche la scienza rileva connessioni effettive a livello fisico e, quindi, può essere che in futuro ci sia convergenza fra le due visioni del mondo.
Non vogliamo trasformare la scienza in teologia né la teologia in scienza, ma riconoscere che certe scoperte aprono spazi concettuali che facilitano il dialogo. Se la profezia afferma l’unità e la coesione della creazione, la fisica quantistica ci mostra che il mondo materiale non è un insieme di isole separate. C’è una continuità che può essere letta simbolicamente, senza pretendere di ridurre il messaggio profetico a fenomeno fisico. In altre parole, l’entanglement non “dimostra” la profezia, ma rende meno implausibile l’idea di un ordine integrato che la profezia annuncia.
Visione del Tempo
Il modo in cui concepiamo il tempo influenza direttamente come intendiamo la profezia. Nelle tradizioni cicliche, come alcune visioni orientali, il tempo è un ritorno perpetuo; nelle grandi religioni abramitiche il tempo è lineare, con un inizio e una meta. Nella Fede bahá’í si parla di una progressione spirituale della storia: la rivelazione divina è un processo graduale che accompagna lo sviluppo morale e sociale dell’umanità. Questa visione lineare-progressiva consente di leggere la profezia non come mera previsione di eventi catastrofici, ma come promessa di trasformazione continuativa.
La scienza contemporanea, con la teoria del Big Bang e dei processi cosmologici, fornisce un quadro temporale oggettivo: l’universo ha avuto un inizio e si sviluppa in una storia che possiamo in parte tracciare. Filosofi come Teilhard de Chardin hanno proposto un modello in cui la storia cosmica converge verso un punto omega, un punto di massima coscienza e unità. Sebbene non si possa confondere una speculazione filosofica con una dottrina rivelata, la convergenza di idee è interessante: l’idea che il tempo porti a un aumento della complessità e della coscienza è compatibile con la nozione baha’i di progresso materiale e spirituale dell’umanità.
Dal punto di vista pratico, considerare il tempo come direzione di sviluppo aiuta anche a impostare le priorità: il rapporto tra scienza e profezia diventa utile quando guardiamo alle sfide attuali come tappe in un processo più ampio. Crisi ambientali, tensioni geopolitiche, disuguaglianze non sono semplicemente catastrofi senza senso, ma fasi alle quali la parola profetica risponde offrendo principi e orientamenti etici. In sintesi, la visione del tempo che unisce scienza e profezia è profondamente orientata all’idea che il presente richiede scelte che contribuiscano a un futuro di maggiore unità e giustizia.
Armonia Scienza e Religione
Una delle affermazioni centrali della nostra prospettiva baha’i è che scienza e religione sono due ali con cui l’umanità può elevarsi. Questo non significa affermare una equivalenza metodologica: la scienza procede per sperimentazione e verifica, la religione opera prevalentemente nel campo dei valori e del significato. Tuttavia la loro armonia è essenziale. Quando la scienza perde la bussola etica, i suoi risultati possono essere distruttivi; quando la religione rinuncia a dialogare con la conoscenza empirica, rischia di cadere in dogmatismo e irrilevanza.
Il rapporto tra scienza e profezia, quindi, va letto all’interno di questo equilibrio. La profezia fornisce il fine morale: cura dell’altro, giustizia, unità. La scienza fornisce mezzi e mezzi potenti per realizzare quei fini. Pensiamo, per esempio, alle sfide ambientali: la tecnologia può offrire rimedi, ma senza un quadro valoriale condiviso non si userà mai la tecnologia in modo equo. La rivelazione progressiva invita a sviluppare istituzioni globali e istruzione universale; la scienza fornisce le conoscenze per attuare questi cambiamenti su scala planetaria.
Un approccio armonico richiede anche umiltà scientifica e apertura religiosa. Gli scienziati devono riconoscere i limiti delle loro spiegazioni sulla totalità del senso; i leader religiosi devono accogliere le scoperte e riformulare i loro messaggi alla luce di nuove conoscenze. L’esito ideale è una società dove la scienza e la profezia si sostengono reciprocamente: la scienza illumina come agire efficacemente, la profezia indica il perché e verso quale bene agire. Questo è il cuore del nostro impegno come comunità: promuovere l’educazione, il dialogo e istituzioni che incarnino questa armonia.

La profezia non è solo previsione: è il fuoco che rende significativo il presente e guida l’umanità verso un futuro illuminato, secondo la prospettiva spirituale baha’i.
Religioni Abramitiche
Ebraismo
Nell’ebraismo la figura del profeta ha avuto un ruolo centrale come guida morale e custode dell’alleanza tra Dio e il popolo. I profeti del Tanakh (Torah, Nevi’im, Ketuvim) denunciano ingiustizie, richiamano alla fedeltà e spesso offrono speranza in periodi di crisi. La profezia nell’ebraismo ha dunque una forte valenza storica e sociale: non è principalmente preveggenza, ma chiamata alla responsabilità collettiva.
Il contesto storico degli profeti ebrei è cruciale per comprenderne il messaggio. Di fronte a schiavitù, dispersione e oppressione, la parola profetica ricostruisce l’identità del popolo attraverso un linguaggio di rinnovamento e di speranza. Molte immagini profetiche, come quelle di Isaia o Geremia, sono ricche di simboli che parlano della purificazione e della restaurazione. A livello metodologico, l’interpretazione ebraica tradizionale riconosce la molteplicità di livelli di significato: peshat (significato semplice), remez (allusione), drash (esegesi) e sod (segreto). Questo approccio multilivello è affine all’idea di interpretazione archetipica che adottiamo nella nostra lettura della profezia.
Per il rapporto tra scienza e profezia, l’ebraismo offre un modello in cui la parola sacra è imbevuta di un forte interesse per la giustizia sociale e la vita comunitaria. La scienza, in questo quadro, è strumento che può servire a migliorare le condizioni umane, ma va sempre accompagnata da norme etiche. L’interpretazione dei testi profetici nell’ebraismo ci può insegnare come leggere il linguaggio simbolico e come situare le promesse profetiche all’interno di una storia concreta di crescita etica e culturale.
Cristianesimo
Nel cristianesimo la figura di Gesù diventa fulcro della parola profetica. Gesù è percepito non solo come profeta ma come manifestazione di Dio, e i suoi insegnamenti si collocano nella dimensione dell’incarnazione del messaggio divino. Gli evangelisti raccolgono parole profetiche, parabole e discorsi escatologici che orientano la comunità verso il Regno di Dio come realtà presente e futura. La tradizione cristiana ha sviluppato una ricca ermeneutica, che considera il testo sacro in relazione alla persona di Cristo e alla sua opera salvifica.
La cristologia introduce la dimensione inaugurale del Regno: la salvezza non è soltanto un avvenimento futuro ma una dinamica che è già iniziata nella storia della persona di Gesù. Questo rende la profezia cristiana particolarmente pragmatica: essa chiede conversione, giustizia e amore concretamente realizzati nella vita comunitaria. Anche qui si riconosce una pluralità di livelli di significato: il letterale, il morale e il mistico. L’Apocalisse, per esempio, è ricca di simboli e codici che devono essere interpretati alla luce della situazione storica e delle esigenze spirituali della comunità.
Nel rapporto tra scienza e profezia il cristianesimo offre spunti sul valore della dimensione sacramentale del vivere umano: la fede dovrebbe informare l’etica dell’azione scientifica e tecnologica. La sfida è evitare un cristianesimo che si ritiri dal mondo della conoscenza e, allo stesso tempo, scongiurare un scientismo che prenda il posto del senso ultimo. Il messaggio cristiano, nella nostra prospettiva baha’i, trova eco nella chiamata alla costruzione di comunità giuste e alla cura del creato, temi che richiedono rigore scientifico e profondità spirituale insieme.
Islam
Nell’Islam la profezia culmina nella figura di Maometto come sigillo dei profeti, ma la tradizione islamica conserva una ricca letteratura profetica che riguarda anche la figura di Gesù (Isa) e i grandi messaggeri precedenti. La rivelazione coranica si presenta come guida completa e normativa per la vita comunitaria, con leggi, norme etiche e insegnamenti spirituali che abbracciano ogni ambito dell’esistenza. Nella tradizione islamica la profezia è strettamente legata all’appello alla giustizia, alla carità e al perseguimento del bene comune.
Per la comunità islamica, il rapporto con la scienza è stato storicamente molto fecondo: il mondo islamico medievale fu centro di studi scientifici e filosofici che reintrodussero e svilupparono il sapere antico. Questa eredità dimostra che fede e conoscenza empirica possono prosperare insieme. L’interpretazione del Corano, come accade nelle altre tradizioni, richiede attenzione al contesto, alla lingua e alle esigenze del tempo. Di fatto, la nozione di rivelazione progressiva che adottiamo nella prospettiva baha’i si trova un parallelo nella consapevolezza islamica che la Sharia e la legge religiosa devono essere applicate con sapienza nella storia concreta.
Nel dialogo sul rapporto tra scienza e profezia, l’Islam ci ricorda l’importanza di una comunità che valorizza la conoscenza e la mette al servizio della società. Le scoperte scientifiche non devono essere considerate estranee alla religione; al contrario, sono opportunità per comprendere maggiormente la creazione e agire con responsabilità. La sfida contemporanea rimane quella di coniugare norme etiche profonde con strumenti tecnologici potenti, garantendo che la scienza sia usata per la giustizia e la dignità umana.
Fede Bahai
La prospettiva baha’i sul rapporto tra scienza e profezia è chiara e organica: la rivelazione divina è progressiva, ogni messaggero porta lo stesso nucleo di verità spirituali adattato alle esigenze della sua epoca. Questo principio di rivelazione progressiva spiega come le differenze dottrinali fra tradizioni non siano necessariamente contraddizioni irriducibili, ma manifestazioni di un unico piano divino che si sviluppa nel tempo. Così la profezia non è un evento isolato ma un processo che accompagna l’evoluzione morale e sociale dell’umanità.
Per la fede baha’i, scienza e religione sono complementari: la scienza ricerca verità empiriche e la religione promuove verità morali e spirituali. Entrambe sono necessarie per il progresso umano. Abdu’l-Bahá, figura centrale per la nostra comprensione della rivelazione baha’i, usa l’immagine delle due ali per rappresentare questa relazione: non si può volare con una sola ala. La rivelazione, in questo quadro, non contraddice la scienza ma la guida: indica i fini etici della conoscenza e la responsabilità nell’uso del potere tecnologico.
Da questa prospettiva discende un orientamento pratico: promuovere l’istruzione universale, l’unità della famiglia umana, e istituzioni globali che possano amministrare le risorse in modo equo. Le profezie che parlano di unità e pace universale non sono interpretate come semplici utopie, ma come obiettivi raggiungibili attraverso riforme sociali, scientifiche e spirituali. L’adempimento delle profezie passa dunque anche attraverso l’azione collettiva, guidata da principi etici e sostenuta dalla conoscenza scientifica.

Ogni Manifestazione di Dio è il Ritorno spirituale del precedente: un messaggio centrale della visione baha’i sulla profezia.
Metodologia di Studio
Semantica (Sapienza)
Studiare la profezia richiede attenzione alla lingua, ai simboli e al contesto. La semantica, intesa come studio del significato delle parole e dei simboli, è uno strumento fondamentale. Molti testi profetici utilizzano un linguaggio poetico e simbolico che non va letto esclusivamente in modo letterale. Le parole possono contenere livelli multipli di senso, e una lettura attenta deve riconoscere allusioni, metafore e codici culturali propri dell’epoca. In diverse tradizioni religiose la sapienza interpretativa è esercitata dalla comunità religiosa o dagli studiosi, e questa sapienza richiede conoscenza storica, linguistica e spirituale.
Un esempio pratico dell’importanza della semantica è la traduzione di certe espressioni dall’ebraico al greco e poi al latino: piccoli cambiamenti lessicali hanno prodotto letture teologiche molto diverse. Prendiamo l’esempio dell’Emmanuele nel libro di Isaia: il termine ebraico almah è stato tradotto in greco con parthenos, che enfatizza la verginità in un modo che nella versione ebraica originale non era necessariamente presente. Questo dimostra come la semantica abbia conseguenze profonde sull’interpretazione e sulla teologia.
Dal punto di vista del rapporto tra scienza e profezia, la semantica ci invita a evitare interpretazioni anacronistiche o forzate. Non possiamo pretendere che un testo antico parli in termini di scoperte moderne; possiamo invece cercare i concetti archetipici che continuano a offrire orientamento. Applicando una semantica attenta, distinguiamo fra il nucleo immutabile del messaggio e le forme culturali che lo veicolano. Questo approccio favorisce un dialogo fecondo: la scienza ci dice come funzionano certi processi, la sapienza semantica ci aiuta a leggere i messaggi profetici in modo che risultino rilevanti per i nostri tempi.
Ermeneutica (Intendimento)
L’ermeneutica è la disciplina che studia i principi di interpretazione dei testi, specialmente quelli sacri. Nel trattamento della profezia essa è centrale perché ci permette di passare dal testo al suo significato pratico. La nostra prospettiva adottata in questo contesto privilegia due criteri: la molteplicità di significati e l’archetipicità. La molteplicità significa che un testo sacro può avere molteplici livelli di senso: letterale, morale, simbolico e spirituale. L’archetipicità significa che simboli e narrazioni possono incarnare verità universali applicabili in contesti differenti.
Prendere l’ermeneutica seriamente implica riconoscere che non esistono interpretazioni completamente definitive. Ogni epoca può estrarre nuove lezioni da un testo sacro, purché lo faccia con integrità filologica e rispetto per il contesto originario. Questo atteggiamento impedisce due pericoli: il fondamentalismo letterale che irrigidisce il significato, e il relativismo eccessivo che svuota il testo di contenuto. L’ermeneutica responsabile è un equilibrio tra fedeltà storica e apertura contemporanea.
Un’applicazione pratica è il modo con cui interpretiamo i discorsi escatologici. Quando Gesù parla di sole oscurato o stelle che cadono, dobbiamo considerare che tali immagini possono avere letture diverse: profetiche, simboliche o riferite a eventi storici. L’ermeneutica baha’i ci invita a leggere queste immagini in chiave di istruzione morale e speranza, non come semplici previsioni fisiche. In tal modo il rapporto tra scienza e profezia resta produttivo: riconosciamo i fenomeni naturali studiati dalla scienza e nello stesso tempo leggiamo il linguaggio profetico come una bussola morale per le nostre azioni.

Solo unendo l’umanità si possono affrontare le sfide globali: la visione baha’i sull’unità come chiave dell’evoluzione.
Esempi e Archetipi
Profezia di Isaia
La profezia di Isaia è uno degli esempi più studiati e citati nella tradizione abramitica. Alcuni passaggi hanno trovato diverse interpretazioni nel corso dei secoli: dalla congiuntura politica del tempo a prefigurazioni messianiche. La famosa formula “Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio” (spesso resa come “Emmanuele”) è stata letta in modo vario a seconda del contesto: in primo luogo come segno dato ad un re nel contesto geopolitico di quei decenni; successivamente, nel cristianesimo, come profezia messianica riferita a Gesù. Questa pluralità di letture è esattamente ciò che la nostra metodologia archetipica valorizza.
In termini archetipici la profezia di Isaia parla di rinnovamento, di nascita di una nuova vita e di speranza in mezzo alla crisi. L’immagine della nascita non si riferisce solo a un evento storico, ma a una dinamica spirituale che può ripetersi: ogni epoca può sperimentare una “nascita” morale e sociale. Per la comunità baha’i questa lettura consente di unificare significati: il messaggio essenziale riguarda la presenza di Dio con il popolo e la necessità di rispondere con fede e azione. L’archetipo della nascita divina è quindi uno strumento interpretativo che supera la contingenza storica senza contraddirla.
Questo esempio mostra come le profezie possano avere valenze immediate e durature. Le immagini forti attirano l’attenzione e diventano punti di riferimento per generazioni. La nostra responsabilità è leggere quel linguaggio non per stabilire una cronologia degli eventi ma per trarne principi che guidino la costruzione di comunità giuste e pacifiche. In questa prospettiva, la scienza ci aiuta a comprendere il mondo materiale in cui viviamo; la profezia ci ispira a usare tale comprensione per promuovere il bene di tutti.
Spirito Santo
La figura dello Spirito Santo, nel cristianesimo, è un esempio classico di come un unico archetipo possa manifestarsi in molte forme e contesti. Lo Spirito è descritto come consolatore, guida della verità, fuoco purificatore e fonte di ispirazione. Queste immagini si ritrovano in altre tradizioni con figure analoghe: l’alito divino, la sapienza che anima i profeti, il potere che trasforma il cuore umano. L’archetipo dello Spirito è quindi una chiave trans-religiosa per capire come la divinità opera nella storia umana.
Nel Nuovo Testamento lo Spirito si manifesta in eventi concreti come la Pentecoste, quando “lingue come di fuoco” scendono sui discepoli. Questo episodio è stato interpretato letteralmente da alcuni e simbolicamente da altri. Adottando un approccio archetipico, vediamo la Pentecoste come l’inizio di una nuova era di comunicazione e unità: lo Spirito che unisce persone di lingue diverse diventa simbolo della possibilità di superare divisioni culturali e linguistiche. Per noi baha’i questo archetipo si riallaccia al concetto di rivelazione continua: ogni manifestazione della divinità porta una nuova ondata di guida spirituale adeguata al tempo.
Lo Spirito, infine, rappresenta la dimensione dinamica della rivelazione: non è un depositato immobile, ma una forza che agisce nella coscienza umana per trasformarla. Nel rapporto tra scienza e profezia, lo Spirito ci ricorda che la vera conoscenza è integrale: non si limita al conoscere tecnico ma comprende trasformazione etica e spirituale. La scienza fornisce strumenti; lo Spirito offre la volontà e la capacità morale di usarli per costruire comunità più giuste e armoniose.
Il Futuro dell’Umanità
Ultimi Tempi
La nozione degli “ultimi tempi” ha assunto significati diversi nelle tradizioni religiose. Alcune letture sono apocalittiche e catastrofiche; altre leggono gli ultimi tempi come fase culminante di un processo di maturazione dell’umanità. Nella prospettiva baha’i preferiamo interpretare gli ultimi tempi come periodo di transizione epocale in cui le forze della distruzione e quelle della costruzione convivono, ma il corso della storia tende verso unità e maturità morale. Questa lettura non nega le difficoltà e le crisi, anzi le mette in relazione con la possibilità che nasca una nuova civiltà planetaria.
Gli indicatori contemporanei sono chiari: globalizzazione economica, interdipendenza ecologica, diffusione dell’informazione e crescita demografica mostrano che le scelte di poche nazioni o gruppi hanno ripercussioni sull’intero pianeta. Queste condizioni rendono inevitabile la necessità di istituzioni globali e di una moralità condivisa. Le profezie che parlano di pace universale e di una “casa comune” trovano così un terreno fertile: la realizzazione richiede sforzi concertati in campo educativo, politico e scientifico. La scienza ci può fornire i mezzi per affrontare problemi come il cambiamento climatico o le pandemie, ma la trasformazione in senso civile e solidale dipende da valori e istituzioni ispirati dalla rivelazione.
Nel nostro sguardo, quindi, gli ultimi tempi sono un invito all’azione. Non si tratta di attendere una soluzione miracolosa ma di partecipare attivamente alla costruzione di strumenti sociali che favoriscano giustizia, istruzione universale e cooperazione internazionale. Crediamo che la profezia, in quanto insegnamento orientativo, abbia il compito di alimentare il coraggio civico: incoraggia la responsabilità individuale e collettiva necessaria per attraversare la transizione senza cedere al cinismo o alla disperazione.
Sfide Contemporanee
Le sfide del nostro tempo sono complesse e interconnesse: crisi ambientale, disuguaglianze economiche, guerre e proliferazione di armi di distruzione di massa, erosione della fiducia nelle istituzioni e crisi delle identità collettive. Affrontarle richiede l’integrazione di conoscenze scientifiche e profonde motivazioni etiche. Il rapporto tra scienza e profezia diventa cruciale qui perché ci aiuta a integrare mezzi e fini: la scienza ci mostra i rimedi tecnici, la profezia ci ricorda la finalità umanistica di quei rimedi.
Una delle prime risposte è l’investimento nell’educazione universale che formi cittadini capaci di pensare criticamente e cooperare. L’educazione deve includere competenze scientifiche e senso civico, in modo da generare comunità che usino la tecnologia per il bene comune. La seconda risposta riguarda la costruzione di istituzioni globali legittime e capaci: la cooperazione internazionale deve diventare più efficace, con strumenti per gestire risorse condivise e risolvere conflitti in modo giusto.
Infine, la trasformazione personale è indispensabile. La profezia invita a coltivare virtù come altruismo, giustizia, franchezza e servizio. Senza queste qualità, ogni misura tecnica rimane inefficace o peggiore, perché usata in modo egoistico. Per questo motivo promuoviamo pratiche comunitarie che rafforzino il tessuto morale: consultazione, servizio sociale, progetti educativi locali che riflettano principi spirituali. Solo così il rapporto tra scienza e profezia dà frutto: quando la conoscenza e la volontà morale si uniscono per creare una civiltà che valorizza ogni vita umana e protegge il pianeta.

Copertina del libro “E voi chi dite ch’io sia?”, un viaggio spirituale tra identità messianica e rivelazione.
Conclusione
Il percorso tracciato lungo questo articolo mostra come il dialogo tra scienza e profezia non sia un esercizio teorico, ma una necessità concreta del nostro tempo. La scienza, con il suo rigore analitico, ci aiuta a comprendere i meccanismi del mondo; la profezia, con la sua forza simbolica e morale, ci orienta sul senso e sulla direzione di tale conoscenza. Nella prospettiva bahá’í, queste due dimensioni non competono ma cooperano, come due ali indispensabili affinché l’umanità possa affrontare la fase di transizione che sta vivendo. La profezia emerge così non come previsione statica del futuro, ma come guida dinamica capace di ispirare responsabilità, unità e impegno etico, offrendo criteri per trasformare le sfide globali in occasioni di maturazione collettiva.
Per chi desidera approfondire ulteriormente il tema dell’identità spirituale, della figura profetica e del loro significato nel nostro tempo, segnaliamo il volume più recente del relatore, E voi, chi dite ch’io sia?, disponibile sul sito della Casa Editrice Bahá’í. Il libro rappresenta un’estensione naturale delle riflessioni qui proposte e invita il lettore a un’indagine personale e storica sul senso della rivelazione e sul suo impatto nella vita individuale e comunitaria.