Questa è la seconda parte di una conversazione in due episodi del podcast Insights from the Field con lo storico Moojan Momen. Il dialogo riprende e approfondisce i temi del suo recente saggio, “The Bábí-Bahá’í Revolution in Iran”, pubblicato sulla rivista accademica Iranian Studies di Cambridge University Press.

Negli ultimi due secoli, il contributo dei baha’i in Iran si è manifestato come un cambiamento profondo e graduale delle pratiche sociali, educative e religiose che ha messo al centro la consultazione, la cooperazione e il servizio alla società intera.

Ripartendo dalle basi storiche introdotte nella Parte 1, in questo secondo episodio Momen spiega come, a partire dalla fine del XIX secolo, la prima comunità bahá’í abbia sviluppato lentamente nuovi modelli di collaborazione, decisione collettiva e responsabilità condivisa, in netto contrasto con le norme gerarchiche del tempo. Queste trasformazioni – guidate nel tempo da Bahá’u’lláh e ‘Abdu’l-Bahá – si sono consolidate con pazienza lungo decenni, dando forma a un’azione comunitaria fondata su partecipazione, consultazione e un ethos di servizio rivolto a tutti.

 

Questa storia è innanzitutto la storia di come una comunità, guidata da principi e da una visione globale, ha immaginato alternative al modello gerarchico e conflittuale dominante: il contributo dei baha’i in Iran ha mostrato che è possibile sperimentare forme di vita collettiva basate sulla partecipazione e sulla responsabilità condivisa.

Per facilitare la lettura e l’ascolto, è stata inoltre preparata una video sintesi realizzata con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale: un aiuto pratico per cogliere i passaggi chiave e orientarsi nei temi, prima di guardare con calma l’episodio completo in inglese.

 

Perché questa trasformazione è importante

Parlare del contributo dei baha’i in Iran significa interrogarsi su due piani paralleli: le pratiche concrete adottate nelle comunità locali e la riformulazione del concetto di religione, inteso come crescita morale individuale combinata con impegno sociale.

Un cambiamento lento e intenzionale

Il cambiamento non è avvenuto dall’oggi al domani. A partire dalla fine del XIX secolo, i leader baha’i introdussero principi e metodi che dovevano essere insegnati, praticati e interiorizzati. Questo approccio pedagogico ha permesso al contributo dei baha’i in Iran di radicarsi senza imposto autoritarismo, trasformando progressivamente le pratiche quotidiane e le strutture decisionali.

La gradualità era voluta e funzionale: le trasformazioni culturali profonde richiedono tempo per essere comprese e vissute. Piuttosto che dettare un modello definitivo, i guidatori del processo proposero principi generali e lasciarono alle comunità locali la responsabilità di sperimentare soluzioni adeguate al proprio contesto. Questo metodo ha creato una cultura dell’apprendimento collettivo.

Consulazione come strumento quotidiano

Una delle innovazioni più concrete è stata la diffusione di organi consultivi il cui potere non risiede in singole figure carismatiche ma nel consiglio come corpo collettivo. Alle radici di questa scelta c’era l’idea che decisioni prese collettivamente siano più giuste, e che la responsabilità vada distribuita. Questo elemento è al cuore del contributo dei baha’i in Iran, perché ha offerto un modello sociale alternativo alla gerarchia dominante.

La pratica della consultazione non è solo tecnica: è anche una disciplina morale. I partecipanti imparano ad ascoltare, a sospendere i pregiudizi e a cercare soluzioni che servano il bene comune. Nel tempo questo processo ha modificato il modo in cui le persone pensano alla leadership e alla responsabilità, valorizzando la competenza collettiva più del protagonismo individuale.

A livello locale, le persone si incontrano regolarmente per riflettere sui bisogni della comunità, valutare i risultati raggiunti e progettare azioni concrete per i mesi successivi. La consultazione non esclude nessuno: chiunque condivida l’impegno per il bene comune è benvenuto a partecipare, che sia o meno formalmente membro della comunità. Questa apertura costituisce un aspetto pratico del modo in cui il contributo dei baha’i in Iran si è manifestato nella società civile.

Illustrazione della trasformazione sociale: una società in rovina a sinistra e una rigenerata a destra, con la citazione "La struttura della società era... deplorevolmente difettosa", ispirata al contributo dei baha’i in Iran

“La struttura della società era… deplorevolmente difettosa” – una rappresentazione visiva del contrasto tra decadenza sistemica e rigenerazione sociale, ispirata alla storia dei baha’i in Iran

L’educazione alla libertà di pensiero

Un altro pilastro è l’incoraggiamento all’indagine personale e al pensiero critico. Gli individui sono sollecitati a “indagare la realtà per conto proprio”, una pratica educativa che mira a formare cittadini responsabili e autonomi. Questo approccio è parte integrante del motivo per cui il contributo dei baha’i in Iran è stato così rilevante nella promozione di pratiche sociali non coercitive.

La formazione non si limita a trasmettere conoscenze tecniche, ma mira a sviluppare qualità morali come la giustizia, la lealtà e l’amore per il prossimo. Centri di studio informali, scuole e programmi di alfabetizzazione sono stati strumenti chiave per diffondere questi valori, ponendo l’educazione del bambino e la formazione continua al centro della vita comunitaria.

Un ethos di servizio oltre la comunità

La trasformazione non è stata limitata all’autoreferenzialità: la comunità ha sviluppato un forte ethos di servizio rivolto all’intera società. Giovani che insegnavano ai poveri, volontari che distribuivano aiuti dopo i terremoti, donne che organizzavano programmi educativi per bambini afghani esclusi dalle scuole sono tutti esempi concreti del modo in cui il contributo dei baha’i in Iran si è espresso sul terreno attraverso azioni solidali e inclusive.

Queste iniziative non erano episodiche ma parte di una strategia di costruzione sociale: offrire servizi pratici, creare reti di mutuo aiuto e dimostrare attraverso l’azione che collaborazione e reciprocità sono valide alternative alla competizione. I progetti educativi e umanitari hanno spesso privilegiato i segmenti più vulnerabili, mostrando come la carità fosse integrata a una visione di sviluppo umano sostenibile.

Le iniziative hanno anche stimolato alleanze con altre forze sociali, quando possibile, perché il fine era il miglioramento collettivo. In molti casi le attività si sono svolte in condizioni difficili, ma hanno lasciato tracce nella memoria locale e hanno contribuito a modellare nuove aspettative sui rapporti sociali.

Illustrazione del concetto di consultazione bahá’í: persone in cerchio collegate da ingranaggi e luce centrale a forma di cuore con colomba, simbolo di unità e processo collettivo

Consultazione – Un processo spirituale e collettivo dove l’autorità risiede nel consiglio, non nell’individuo

Un’alternativa alla logica della competizione

Il modello sociale che è emerso vuole sostituire la competitività e la coerzione con la collaborazione e la responsabilità condivisa. Per questo motivo, la partecipazione ai processi politici tradizionali, spesso fondati sulla competizione e sulla polarizzazione, non è considerata un fine: i baha’i cercano piuttosto di costruire spazi dove la consultazione possa funzionare come strumento reale di progresso. In questo senso, il contributo dei baha’i in Iran è sia metodologico che culturale.

La scelta di non schierarsi nei processi politici convenzionali non è apolitica; è la ricerca di un’altra forma di azione pubblica che eviti la logica dell’avversario permanente e privilegi la costruzione. Si tratta di mettere in pratica strumenti che favoriscano la coesione, la mediazione e il problem solving collettivo.

Oltre il nazionalismo: l’unità dell’umanità

Nel XIX secolo molti riformatori iraniani erano fortemente nazionalisti e vedevano le soluzioni nella modernizzazione a immagine dell’Europa. Allo stesso tempo, c’era chi rifiutava ogni contaminazione esterna per motivi religiosi. Baha’u’llah rifiutò entrambi gli estremi: promosse un’idea di umanità unita e di scambio selettivo con le innovazioni esterne. Questo atteggiamento ha segnato profondamente il contributo dei baha’i in Iran, ponendo al centro la cooperazione internazionale come vantaggio anche per la nazione.

Accogliere idee utili dall’esterno senza imitare passivamente interi modelli culturali è stato un approccio di equilibrio pratico. L’obiettivo non era copiare, ma adattare e integrare ciò che poteva favorire il progresso morale e materiale, preservando al tempo stesso l’identità locale e promuovendo il dialogo interculturale.

Schema in quattro fasi del processo consultivo bahá’í: indagine individuale, partecipazione al consiglio, decisione unitaria e azione collaborativa, illustrato con figure simboliche e colori sfumati

Il processo consultivo in quattro passaggi: riflessione, dialogo, unità e azione – una via bahá’í per il cambiamento sociale.

Riconsiderare cosa significa religione

Uno degli aspetti più radicali è la ridefinizione del ruolo della religione. Secondo gli insegnamenti portanti, la religione autentica non si riduce a riti o dogmi, ma comporta due elementi complementari: il perfezionamento delle qualità morali individuali e l’impegno concreto per il miglioramento sociale. Questa nuova prospettiva ha reso palpabile il contributo dei baha’i in Iran come proposta etica oltre che organizzativa.

Da questa prospettiva, la pratica religiosa si intreccia con la vita quotidiana: la preghiera e la riflessione personale alimentano qualità che si traducono in azioni sociali. La fedeltà religiosa si misura quindi anche nella capacità di promuovere giustizia, educazione e benessere collettivo.

Riforme sociali e incomprensioni

Promuovere l’educazione femminile, aprire scuole e incoraggiare la partecipazione sociale ha suscitato sospetti. Le autorità religiose spesso scatenarono campagne diffamatorie, accusando ingiustamente la comunità di immoralità o mancanza di patriottismo. Tuttavia, la storia dimostra che il contributo dei baha’i in Iran è sempre stato patriottico nella sua aspirazione: migliorare la vita del paese attraverso la collaborazione globale e i valori universali.

La resistenza culturale e le paure del cambiamento hanno favorito narrazioni avverse che hanno compromesso le possibilità di dialogo. In molti casi, la calunnia e la disinformazione hanno generato distanze difficili da colmare, alimentando periodi di esclusione e violenza contro la comunità.

Persecuzione e resilienza costruttiva

Le reazioni avverse hanno avuto effetti duraturi: discriminazione, arresti e campagne denigratorie hanno caratterizzato ciclicamente l’esperienza della comunità. Nonostante ciò, la risposta è stata spesso quella della “resilienza costruttiva”: mantenere i principi, adattarsi alle restrizioni senza rinunciare ai valori fondamentali e continuare a offrire servizi alla società. Questa postura ha reso evidente come il contributo dei baha’i in Iran non sia una semplice protesta ma una proposta positiva e perseverante.

La resilienza non è stata passiva. È stata accompagnata da strategie di lungo periodo: documentare le violazioni, costruire reti internazionali di sostegno, mantenere programmi educativi in forma informale e continuare a coltivare relazioni con cittadini non aderenti. In questo modo la comunità ha tutelato la propria identità e ha continuato a contribuire al tessuto sociale, anche in condizioni avverse.

La scelta di non rivalersi con violenza ma di perseguitare obiettivi di servizio e dialogo ha spesso confuso gli oppositori e impressionato osservatori esterni, consacrando un modello di impegno che punta a trasformare le relazioni sociali anziché distruggerle.

Illustrazione che mostra comunità bahá’í che rigenera la società con unità e collaborazione, in contrasto con una città in rovina, simboleggiando un'alternativa al sistema attuale.

Creare insieme un nuovo modello sociale, fondato su unità, collaborazione e servizio, anche tra le macerie del vecchio mondo.

Un cambiamento visibile solo guardando indietro

Gran parte di questo processo è stato praticamente invisibile all’epoca. Senza un linguaggio adeguato per descriverlo, molti gesti quotidiani sono passati inosservati. Oggi, rileggendo i cento e cinquanta anni trascorsi, emerge un quadro coerente: la costruzione graduale di comunità che esercitano la consultazione, danno priorità all’educazione dei bambini e valorizzano il ruolo delle donne. È in questa lente storica che il contributo dei baha’i in Iran appare nella sua pienezza.

Questo sguardo retrospettivo permette di comprendere come piccoli progetti locali, accumulandosi, producano trasformazioni sociali. Ciò che sembrava marginale a una generazione può rivelarsi fondativo per la successiva, perché stabilisce prassi, linguaggi e reti che sopravvivono alle difficoltà del presente.

Modelli di governance locale

Le istituzioni baha’i hanno enfatizzato architetture dove l’autorità è collettiva, non concentrata in figure singole. Questo approccio ha anticipato pratiche di governance partecipativa che oggi molte organizzazioni civili cercano di adottare. Per questo motivo, il contributo dei baha’i in Iran può essere studiato come una forma precoce di sperimentazione su come costruire processi decisionali più equi.

La sperimentazione ha riguardato procedure concrete: periodi di consultazione, rotazione di incarichi, meccanismi di controllo reciproco e trasparenza nelle decisioni. Questi elementi hanno favorito fiducia e responsabilità, due ingredienti necessari per la stabilità di qualsiasi progetto collettivo.

Un invito inclusivo

Un elemento distintivo è la natura inclusiva delle pratiche: chi condivide l’impegno per il bene comune è invitato a partecipare senza obbligo di aderire a una dottrina. In questo modo, il contributo dei baha’i in Iran non resta confinato ai soli aderenti ma si propone come una risorsa civile aperta a tutti i cittadini interessati al progresso sociale.

Un tale approccio amplia la portata delle iniziative e riduce le barriere alla collaborazione. L’apertura funziona come moltiplicatore: coinvolgendo cittadini di diversa provenienza, competenze e sensibilità, si costruiscono soluzioni più robuste e condivise.

Illustrazione con simboli religiosi e persone diverse unite da fiori e gesti di collaborazione, con la frase “Tutti sono i benvenuti a unirsi al processo… non devono diventare Bahá’í

“Tutti sono i benvenuti” – una visione inclusiva e spiritualmente aperta della costruzione comunitaria.

Le lezioni per oggi

Molte persone oggi sentono che il sistema politico e sociale attuale è “lamentablement difettoso”. La sperimentazione pratica condotta dalla comunità mostra che esistono alternative basate su consultazione, educazione e servizio. Chi studia processi di riforma sociale trova nel contributo dei baha’i in Iran un laboratorio di pratiche che possono ispirare movimenti civici e programmi di governance partecipativa.

Le lezioni non sono prescrizioni rigide ma principi applicabili in contesti diversi: coltivare competenze civiche, dare priorità all’educazione di base, promuovere l’uguaglianza di genere, sperimentare forme di partecipazione diretta e lavorare per creare reti di supporto comunitario. Questi sono strumenti concreti per affrontare sfide complesse come la disuguaglianza, la polarizzazione e la marginalità sociale.

Per chi lavora nel campo della società civile o della formazione civica, l’esperienza offre spunti metodologici per progettare interventi sostenibili e partecipativi, evitando l’errore di importare modelli che non tengono conto delle dinamiche culturali locali.

Elementi chiave dell’approccio

  • il contributo dei baha’i in Iran ha enfatizzato la consultazione come metodo decisionale.
  • Educazione come strumento di emancipazione personale e sociale.
  • Uguaglianza di genere e promozione del ruolo delle donne nelle comunità.
  • Servizio disinteressato alla società, anche in risposta a calamità e bisogni locali.
  • Inclusione e apertura verso tutti i cittadini interessati al bene comune.

Critiche, incomprensioni e resistenza

Non tutte le reazioni sono state esclusivamente violente; molte sono nate da fraintendimenti o da timori legittimi di cambiamento. Alcuni intellettuali e leader religiosi interpretarono male l’azione sociale della comunità. In questo contesto, il contributo dei baha’i in Iran è stato spesso distorto, con conseguenze che includono esclusione e repressione.

Affrontare le resistenze ha richiesto pazienza, chiarezza comunicativa e impegno a costruire fiducia attraverso azioni ripetute. In contesti segnati da diffidenza, la coerenza dimostrata nel tempo ha dimostrato che certe pratiche non miravano a destabilizzare ma a rafforzare il tessuto sociale.

Nonostante le calunnie, la storia mostra una costante: l’impegno patriottico di chi ha voluto migliorare l’Iran. L’obiettivo non era isolare la nazione ma rafforzarla attraverso legami internazionali e pratiche sociali rinnovate. Così, nella narrazione storica, il contributo dei baha’i in Iran emerge come un tentativo di coniugare progresso nazionale e coscienza globale.

Conclusione: guardare avanti

Guardando al futuro, vale la pena continuare a studiare come modelli alternativi possano contribuire a risolvere problemi complessi. L’esperienza accumulata dimostra che idee come consultazione, educazione diffusa e servizio possono funzionare nella pratica. Per chi cerca esempi concreti di impegno civico e trasformazione sociale, il contributo dei baha’i in Iran offre una testimonianza ricca di insegnamenti e ancora oggi attuale.

Le sfide rimangono, così come la necessità di sperimentare, adattare e apprendere. Ma la storia mostra che la persistenza, l’inclusione e l’attenzione al bene comune sono leve potenti per costruire società più giuste. Studiare questi processi significa raccogliere strumenti che possono essere messi a disposizione di chiunque desideri promuovere cambiamenti duraturi e partecipativi.

Per completare il quadro, è consigliato leggere anche la Parte 1 dell’intervista a Moojan Momen, intitolata “Il contributo dei baha’i in Iran: riscrivere la storia di riforma sociale, educativa e politica”. In quel primo episodio, forte di decenni di ricerca e riprendendo i temi del suo saggio The Bábí-Bahá’í Revolution in Iran (pubblicato sulla rivista accademica Iranian Studies di Cambridge University Press), Momen contesta le narrazioni storiche convenzionali che hanno marginalizzato o ignorato il ruolo della comunità bahá’í tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, quando riformatori e intellettuali riflettevano su come modernizzare il Paese.

 

La Parte 1 mette in luce anche perché questo contributo sia stato spesso oscurato: per lunghi periodi la comunità bahá’í non ha avuto accesso alle piattaforme editoriali e mediatiche, e la mancanza di voci dirette ha lasciato spazio a falsificazioni e disinformazione. Riconsiderare questa storia significa quindi colmare una lacuna documentaria e valutare non solo le idee, ma soprattutto le pratiche concrete sperimentate sul terreno.

Infine, la prima parte sintetizza tre ambiti chiave in cui l’impatto risulta particolarmente evidente: governance e democrazia consultiva (con l’evoluzione di organismi consultivi in assemblee e consigli eletti), istruzione moderna diffusa (anche nelle aree rurali e con una forte attenzione all’educazione femminile), e la promozione di uno stile di vita etico e pragmatico capace di influenzare salute, agricoltura e relazioni sociali. Letta insieme a questa seconda parte, la Parte 1 aiuta a vedere l’intera traiettoria: dalle radici storiche spesso taciute, fino ai modelli di cooperazione e servizio che, nel tempo, hanno lasciato un’impronta riconoscibile nella società.