Mahvash Sabet è un’educatrice, poetessa e scrittrice bahá’í iraniana, nota per le sue memorie sulla detenzione, la persecuzione religiosa e la capacità di conservare dignità e solidarietà anche in carcere. Il suo libro Open Wide the Doors offre una testimonianza personale della vita carceraria in Iran e dell’impatto umano della repressione contro la comunità bahá’í.
La sua vicenda è al centro di un approfondimento del programma BBC Radio 4 Sunday, trasmesso il 9 agosto 2026 e presentato da Julie Etchingham. Nel programma intervengono Nazanin Zaghari-Ratcliffe, che ha condiviso con Sabet un reparto di prigione, e Bahiyyih Nakhjavani, traduttrice inglese delle memorie.
Chi è Mahvash Sabet
Mahvash Sabet è una poetessa ed educatrice bahá’í pluripremiata. È stata detenuta ripetutamente dalle autorità iraniane dal 2010, attraversando periodi di isolamento e sottoponendosi a gravi pressioni psicologiche. La sua esperienza non riguarda soltanto la reclusione individuale, ma si inserisce nella più ampia persecuzione della comunità bahá’í in Iran.
I bahá’í costituiscono la più numerosa minoranza religiosa non musulmana del Paese. Nella testimonianza di Sabet, l’appartenenza religiosa non è un dettaglio privato: diventa il motivo per cui l’identità, la fede e le normali attività di comunità possono essere trattate dalle autorità come una minaccia.
La scrittrice fu inoltre tra i membri degli Yárán-i-Irán, rappresentanti della comunità bahá’í iraniana. Il suo percorso letterario è maturato anche nelle condizioni della prigione: alcune sue poesie sono riuscite a circolare fuori dall’Iran grazie alla rete di persone che le hanno fatte arrivare all’esterno.
Di cosa parla Open Wide the Doors
Open Wide the Doors è un memoir che documenta i primi dieci mesi della carcerazione di Mahvash Sabet, prima a Mashhad e poi nella prigione di Evin. Non è soltanto un resoconto delle privazioni subite da una prigioniera politica o religiosa. Il libro osserva la società iraniana dall’interno di un carcere, attraverso gli incontri con detenute di provenienze, storie e condizioni molto diverse.
Il punto distintivo dell’opera è lo sguardo con cui questi eventi vengono affrontati. Il dolore non viene negato o trasformato in un’astrazione. Sabet descrive la sofferenza, ma lascia spazio anche all’umorismo, all’ironia, alla poesia e all’attenzione per gli altri.
La resilienza costruttiva nella testimonianza di Sabet
Uno dei concetti più importanti associati alla vicenda di Mahvash Sabet è quello di resilienza costruttiva. Non indica una semplice sopportazione passiva, né una contrapposizione fondata sull’odio. Descrive invece la scelta di preservare principi morali e di costruire relazioni di aiuto anche quando le circostanze sembrano annullare ogni autonomia.
In concreto, questo approccio può assumere forme essenziali ma decisive: condividere conoscenze, offrire ascolto, pregare con chi lo desidera, sostenere una compagna di cella, organizzare piccoli gesti di cura o mantenere il rispetto reciproco. In un contesto concepito per isolare e intimidire, tali comportamenti diventano una forma di protezione della dignità umana.
La resilienza costruttiva non elimina il trauma della prigione. Non chiede alle persone perseguitate di essere sempre serene o invulnerabili. Propone piuttosto di non permettere che la violenza definisca completamente il proprio carattere, le proprie relazioni e la propria idea di futuro.
Il legame con Nazanin Zaghari-Ratcliffe
Per quasi un anno Mahvash Sabet e Nazanin Zaghari-Ratcliffe hanno condiviso lo stesso reparto carcerario. Zaghari-Ratcliffe, cittadina britannico-iraniana detenuta dallo Stato iraniano per sei anni, ha ricordato Sabet come una presenza pacata, profondamente legata alla poesia e rispettata dalle altre detenute.
La relazione fra le due donne mostra un aspetto spesso trascurato nei racconti di prigionia: la qualità del tempo condiviso può cambiare l’esperienza della detenzione. L’amicizia non rende meno ingiusta la reclusione, ma può contrastarne gli effetti più disumanizzanti.
Sabet offrì a Zaghari-Ratcliffe anche parole di incoraggiamento durante i momenti più difficili, trasmettendole l’idea che una persona può riconoscere la propria forza soltanto dopo essere stata messa alla prova. Scrisse inoltre una poesia per sua figlia. Questi gesti collegano la vita dentro il carcere agli affetti che rimangono fuori e che la prigionia tenta di spezzare.
Fede, preghiera e rispetto della coscienza
Nelle memorie di Sabet la fede bahá’í è una presenza esplicita, ma non viene presentata come uno strumento di imposizione. Nel reparto carcerario, le pratiche spirituali erano condivise con chi desiderava prendervi parte, senza pressione sulle altre detenute.
Questo aspetto è significativo perché la fede, in condizioni di repressione, può assumere significati diversi per persone diverse. Per alcune detenute rappresenta una fonte di consolazione; per altre, un terreno di interrogativi, distanza o ricerca. L’esperienza raccontata da Nazanin Zaghari-Ratcliffe suggerisce che preghiera, fiducia in Dio, gentilezza e umanità possano restare risorse importanti anche quando il rapporto con le istituzioni religiose è complesso.
Dove approfondire la storia di Mahvash Sabet
Chi desidera conoscere direttamente il racconto può trovare il libro Open Wide the Doors su Amazon Italia. L’opera permette di esplorare con maggiore profondità la voce letteraria di Sabet e i suoi primi mesi di detenzione.
È disponibile anche l’intervista completa di BBC Radio 4, condotta da Julie Etchingham con Nazanin Zaghari-Ratcliffe e Bahiyyih Nakhjavani. L’ascolto aggiunge il valore delle memorie personali di chi ha conosciuto Sabet durante la prigionia e di chi ha portato il suo testo al pubblico anglofono. Per la versione con sottotitoli in italiano clicca qui:
In sintesi
Mahvash Sabet rappresenta una voce fondamentale per comprendere la condizione dei bahá’í in Iran e il significato umano della prigionia di coscienza. Open Wide the Doors racconta repressione e tortura psicologica, ma rifiuta di lasciare che siano queste a definire interamente l’esperienza. Al centro restano la fede, la poesia, la pazienza, la compassione e la capacità di costruire legami anche nelle condizioni più estreme.

