Nel nostro cammino collettivo, l’armonia tra scienza e religione non è una questione secondaria: è la condizione necessaria per trasformare la società e coltivare l’anima. Come comunità baha’i sentiamo che l’armonia tra scienza e religione non è un’opzione periferica, ma il cuore di un progetto civile e spirituale che ci chiede di ripensare il rapporto tra conoscenza empirica e vita morale. In questo testo esploriamo, con spirito pratico e fedele alle fonti, perché e come questa armonia può sanare i guasti individuali e collettivi del nostro tempo.
Questo discorso di Tom Price intitolato “Science and Religion” esplora il principio baha’i dell’armonia tra scienza e religione, descrivendole come ali indispensabili per il progresso dell’umanità. L’autore sostiene che il mondo fisico sia una rappresentazione simbolica di quello spirituale, suggerendo che lo studio delle leggi naturali possa offrire profonde intuizioni metafisiche. Attraverso analogie scientifiche, come il legame metallico per la forza dell’unità e le proprietà del suolo per la purificazione del cuore, Price illustra come superare mali sociali quali il pregiudizio e il materialismo. L’oratore sottolinea che la rivelazione divina e la capacità scientifica progrediscono parallelamente, poiché entrambe mirano alla trasformazione del mondo. In definitiva, il discorso invita a una pratica religiosa più scientifica per comprendere meglio le verità etiche e spirituali.
Poiché il video originale è in lingua inglese, abbiamo realizzato una breve video-sintesi in italiano in modo automatizzato, pensata per offrire ai lettori una panoramica chiara e accessibile dei passaggi principali. Questa sintesi raccoglie i concetti chiave del discorso e ne facilita la fruizione, mantenendo intatto il nucleo del messaggio sull’armonia tra scienza e religione.
Il rapporto storico e la necessità di armonia
Conflitti del passato: Galileo, James Hutton e le lingue morte
La storia offre esempi lampanti di come l’assenza dell’armonia tra scienza e religione abbia causato dolore, ostracismo e ritardi nella conoscenza umana. Pensiamo a figure come Galileo e James Hutton. Galileo venne perseguitato non per una resa dei conti tra scienza e fede autentica, ma per lo scontro con interpretazioni religiose rigide e mancate distinzioni tra letteralità testuale e verità scientifica. Nello stesso modo, Hutton fu criticato dalla gerarchia religiosa del suo tempo perché le sue osservazioni geologiche sfidavano calcoli cronologici costruiti su letture letterali di testi antichi. Questi episodi mostrano come la mancata capacità di distinguere tra autorità spirituale autentica e dottrine umane abbia prodotto contrapposizioni inutili.
Il problema non è la scienza in sé, né la religione per ciò che pretende di insegnare sul significato della vita; è la rigidità delle interpretazioni e l’attaccamento a tradizioni linguistiche morte che impediscono l’aggiornamento. Quando una comunità religiosa fissa la propria lettura della realtà su termini che appartengono a epoche, culture e linguaggi non più vivi, si espone inevitabilmente a conflitti con la scoperta empirica. La nostra responsabilità è dunque duplice: difendere la legittimità della ricerca scientifica e rinnovare la lettura spirituale affinché non cada in dogmatismi che impediscono l’armonia tra scienza e religione.
In termini pratici, questo richiede umiltà epistemologica. Noi come credenti dobbiamo riconoscere che molte scritture arrivano a noi in contesti linguistici che chiedono interpretazione viva, non fossilizzazione. E i ricercatori, dalla loro parte, devono evitare il materialismo riduzionista che pretende che la scienza possa spiegare ogni dimensione dell’essere umano senza margine per il significato. Costruire l’armonia tra scienza e religione significa allenare interpretazioni dinamiche e promuovere il dialogo tra testi sacri reinterpretati con rigore e risultati sperimentali spiegati con mente aperta. Solo così si evitano persecuzioni come quelle del passato e si crea spazio per una civiltà che avanza con entrambe le «ali» in funzione.
Le “due ali” dell’umanità: equilibrio indispensabile
‘Abdu’l‑Bahá espresse chiaramente l’idea che la vita collettiva dell’umanità richiede due ali: scienza e religione. L’immagine della doppia ala è potente: solo con entrambe le ali un uccello può volare. Se la religione è forte ma separata dalla ragione scientifica, scivola nella tradizione sterile e nella superstizione; se la scienza domina senza una bussola morale, nasce il materialismo e l’umanità perde direzione. Quando affermiamo che l’armonia tra scienza e religione è fondamentale, stiamo proponendo un equilibrio vivo: non si tratta di subordinare l’una all’altra, ma di farle dialogare reciprocamente nel servizio alla dignità umana.
Praticamente, questo significa che l’educazione deve formare menti capaci di metodo critico e cuori sensibili ai valori spirituali. Significa che i risultati della scienza vanno interpretati alla luce di finalità etiche e che i precetti religiosi devono essere vagliati con ragione per evitare dogmi dannosi. L’armonia tra scienza e religione implica che la conoscenza tecnica sia investita di scopi elevati: la tecnologia senza fini morali può aumentare benessere materiale e al contempo distruggere relazioni e ambiente. Allo stesso modo, la religione che ignora la realtà empirica perde credibilità e incide meno sulla vita concreta delle persone.
Per noi, dunque, l’impegno concreto è doppio: favorire studi che integrino prospettive scientifiche e spirituali e promuovere istituzioni che possano incarnare questa doppia funzione. Le scuole e gli ambienti di formazione devono insegnare a investigare la natura con rigore e a coltivare l’animo con sincerità. In tal modo l’armonia tra scienza e religione diventa non un ideale astratto, ma un percorso educativo e civile che genera cittadini responsabili e comunità capaci di cooperazione autentica.
L’infusione di capacità: il significato spirituale di Ridván
Nella nostra tradizione, il momento di Ridván è interpretato non solo come annuncio di una Rivelazione spirituale, ma anche come un punto di rinascita per le capacità umane. L’idea è che il messaggio divino non si limita a proporre norme etiche e spirituali, ma infonde anche nuove potenzialità nel genere umano: abilità intellettuali, sensibilità morale, e la spinta per sviluppi scientifici e artistici. Questa visione converge con la percezione che abbiamo dell’armonia tra scienza e religione: la Rivelazione stimola lo sviluppo di entrambe le dimensioni, fornendo non solo valori, ma anche energia creativa e capacità civiche.
In termini più concreti, consideriamo il XIX secolo, un’epoca di straordinari progressi scientifici e tecnologici. Noi vediamo in questo periodo una relazione tra rinnovo spirituale e capacità tecnica: la trasformazione della società non fu solo questione di nuovi strumenti, ma anche di nuovi modi del cuore e della mente che permisero all’umanità di utilizzare tali strumenti con scopo e coscienza. L’infusione di capacità si manifesta dunque come un processo in cui rivelazione spirituale e curiosità scientifica si alimentano a vicenda.
Se vogliamo rafforzare l’armonia tra scienza e religione nella pratica, dobbiamo creare condizioni per questa infusione di capacità: istituzioni che promuovano ricerca etica, reti educative che sviluppino competenze tecniche e morali, e comunità che incoraggino il servizio disinteressato. L’enfasi non è su una separazione sterile, bensì su un’alleanza creativa che produce innovazioni utili e sostenibili. Così l’armonia tra scienza e religione diventa strumento per generare civiltà avanzata, non soltanto tecnologicamente, ma in profondità umana.
I due grandi principi della creazione fisica
Il mondo fisico non è la realtà
Una delle idee fondamentali che offre una prospettiva utile per l’armonia tra scienza e religione è la distinzione tra mondo fisico e realtà ultima. Nelle scritture è spesso espressa la nozione che il mondo materiale sia transitorio, effimero, paragonabile a un sogno o a un miraggio. Questa non è un’esortazione alla fuga dalla realtà quotidiana, ma un invito a non identificare l’essere umano con il solo corpo e con gli oggetti che ci circondano. Se prendiamo sul serio che il mondo fisico non è la realtà ultima, allora la scienza mantiene il ruolo di descrivere fenomeni e meccanismi, mentre la religione ci guida verso ciò che dà senso, scopo e valore alle nostre scoperte.
Dal punto di vista pratico, questa distinzione rende chiaro che le leggi naturali non dicono tutto sulla condizione umana. La scienza ci spiega come funzionano i processi biologici, chimici e fisici, ma non determina il perché morale o l’orientamento spirituale delle nostre azioni. L’affermazione che il mondo fisico non è la realtà ci solleva dalla trappola del materialismo: riconosciamo la realtà empirica senza lasciarci consumare da essa. Allo stesso tempo, questo posizionamento non svaluta l’indagine scientifica: piuttosto, le conferisce un ambito preciso e una dignità limitata rispetto alla realtà ultima, così che l’armonia tra scienza e religione possa funzionare senza sovrapposizioni inesatte.
Questo approccio ci aiuta anche a comprendere il valore della scienza come strumento per migliorare le condizioni materiali e alleviare sofferenze, ma sempre sotto la guida di principi morali e spirituali. Se il mondo fisico è considerato un campo di prova e di apprendimento, allora le scoperte scientifiche diventano opportunità per applicare valori spirituali in modo concreto. L’armonia tra scienza e religione, vista sotto questa lente, è la ricerca di un equilibrio: la scienza illumina i mezzi e la religione indica i fini, insieme formano la via per una vita piena e responsabile.

Il mondo fisico come simbolo della realtà spirituale: scienza e religione si incontrano nella comprensione dei segni della creazione
Il mondo fisico come simbolo del mondo spirituale
Parallelamente alla tesi che il mondo fisico non sia la realtà ultima, vi è la potente immagine del mondo materiale come simbolo o segno del mondo spirituale. Oggetti, fenomeni naturali, leggi fisiche possono essere interpretati come metafore operative per comprendere verità spirituali. Il sole come simbolo della verità, il giardino come immagine del cuore coltivato, il seme che germoglia come paradigma del misticismo interiore: tali simboli non sono semplici ornamenti retorici, ma strumenti gnoseologici per leggere il mondo spirituale attraverso il mondo sensibile.
Allo stesso tempo, questa prospettiva suggerisce un metodo: studiare con serietà le leggi naturali per estrapolare analogie che aiutino la crescita spirituale. Quando consideriamo la luce, ad esempio, non pensiamo soltanto alla sua natura fisica, ma anche alle sue proprietà simboliche: chiarezza, rivelazione, velocità. Così l’armonia tra scienza e religione diventa anche un esercizio interpretativo, dove il linguaggio della fisica arricchisce il linguaggio spirituale e viceversa.
È importante precisare che leggere il mondo fisico come simbolo non significa ridurlo a mera allegoria: la materia mantiene la sua autonomia e richiede rispetto etico. Piuttosto, implica che la scienza e la religione possono collaborare nel compito di tradurre le scoperte in significati morali. In tal modo l’armonia tra scienza e religione diventa uno strumento pratico per educare le coscienze, orientare le politiche e progettare tecnologie che rispettino integrità umana e ambientale. Dunque, la simbologia fisico-spirituale apre una via per integrare conoscenza e senso, conoscenza tecnica e saggezza etica, comportamenti efficaci e fini nobili.
La diagnosi dei mali del mondo moderno
Quattro mali identificati da Shoghi Effendi
Per affrontare l’armonia tra scienza e religione è utile partire da una diagnosi chiara dei mali che affliggono la nostra epoca. Shoghi Effendi identificò quattro grandi piaghe che, se trascurate, minano la stabilità sociale: il deterioramento della moralità, il crasso materialismo, l’oscuramento dell’orizzonte politico e il persistente razzismo. Queste non sono semplici osservazioni sociologiche; sono autentiche ferite che richiedono cure specifiche. L’analisi ci aiuta a stabilire il rimedio adeguato: un approccio che combini educazione scientifica, rinnovamento morale e strutture istituzionali nuove.
Il deterioramento della moralità manifesta la necessità della purificazione individuale e di norme sociali che favoriscano responsabilità e integrità. Il crasso materialismo, diffuso dalle società industriali, corrode le relazioni e sopprime la spiritualità in nome del consumo. L’oscuramento politico indica la caduta della visione a lungo termine e la deriva verso interessi particolari o ideologie che dividono la comunità globale. Infine il razzismo è un male profondo e sistemico che impedisce la costruzione della fraternità universale. Tutti questi mali richiedono rimedi che intreccino pratiche individuali e riforme collettive.
Nell’ambito dell’armonia tra scienza e religione, il ruolo della scienza è duplice: da un lato, fornire strumenti per comprendere e misurare i fenomeni sociali e ambientali; dall’altro, offrire conoscenze che siano incanalate da una coscienza etica. La religione, dal suo canto, deve offrire quei valori operativi e quelle pratiche formative che rendono la scienza uno strumento di progresso umano e non un fine a se stesso. Solo integrando questi due aspetti possiamo operare diagnostiche efficaci e proporre rimedi sistemici, dall’educazione all’organizzazione socio-politica, fino alla cura del singolo cuore e della comunità.
Il ruolo del “Medico Divino” e la cura delle società
La metafora del medico è centrale nella nostra visione: la Manifestazione di Dio è il Medico divino che diagnostica i mali e prescrive rimedi per l’epoca. Come in medicina, la cura efficace richiede prima di tutto una diagnosi precisa e poi una terapia adeguata. Se vogliamo che l’armonia tra scienza e religione produca risultati concreti, dobbiamo assumere questa metodologia: osservazione, diagnosi, trattamento e prevenzione. La Manifestazione offre i principi morali e spirituali; la scienza contribuisce a definire i mezzi e a misurare gli effetti applicativi.
Questo approccio implica che i rimedi non possano essere soltanto individuali. La cura delle società richiede istituzioni nuove, sistemi educativi che non separino sapere tecnico e formazione spirituale, e pratiche di governo che operino su basi di giustizia e cooperazione. La medicina sociale che proponiamo prevede programmi pubblici di sviluppo umano, piani per ridurre l’iniquità, politiche ambientali e strumenti che favoriscano l’inclusione. L’armonia tra scienza e religione fornisce la mappa: i valori religiosi indicano la direzione etica, la scienza offre i dati e i metodi per realizzare il cambiamento.
Infine, è essenziale che la cura inizi dal cuore di ciascuno. Il medico divino non pretende che si agisca esclusivamente dall’alto: la trasformazione sociale nasce dalla moltiplicazione di cuori purificati che agiscono con competenza e amore. In tal senso, l’armonia tra scienza e religione è anche pratica sanitaria dell’anima: cura delle passioni sbagliate, rimozione delle cause di conflitto, educazione alla responsabilità. La salute delle nazioni si costruisce così, unendo scienza, morale e volontà collettiva.
Il principio della collettività: L’Unità
L’Unità come luce: chiarezza e valore della diversità
Una delle immagini più ricorrenti nel nostro insegnamento è la luce come metafora dell’unità. Per comprendere l’armonia tra scienza e religione è utile ragionare sulla fisica della luce e sulle sue qualità simboliche. La luce rende visibili gli oggetti, dissipa l’oscurità, e si compone di uno spettro di colori distinti ma integrati. Analogamente, l’unità nella sua forma più alta non è omogeneità senz’anima, ma l’integrazione armoniosa di pluralità che, imbrigliate in una visione comune, producono chiarezza e forza collettiva.
Prendiamo l’esempio dello spettro luminoso: ogni colore mantiene la sua identità ma contribuisce all’insieme in modo indispensabile. Se rimuoviamo una componente, la luce persa comporta una perdita della pienezza. Questo paragone è utile per spiegare perché l’unità bahá’í promuove la diversità: culture, talenti, prospettive differenti non sono minacce, ma risorse che la vera unità valorizza. Nell’applicazione concreta: consultazione inclusiva, riconoscimento dei doni di ciascuno e strutture che non tendano a uniformare ma a integrare.
A livello pratico l’armonia tra scienza e religione chiede che ogni disciplina, ogni comunità e ogni individuo svolgano il ruolo che meglio possono, contribuendo al bene comune. L’unità come luce ci impone di coltivare meccanismi che favoriscano la circolazione delle idee, la trasparenza decisionale e la cooperazione interprofessionale. Ciò significa che scienziati, educatori, leader religiosi e cittadini devono dialogare, riconoscendosi reciprocamente come parti complementari di un progetto collettivo. Solo così la luce dell’unità potrà veramente «avvolgere la terra» e trasformare le tenebre dell’egoismo e della divisione in chiarezza e armonia.
Legame metallico e forza: unità che produce potenza nuova
Un’immagine scientifica che aiuta a comprendere l’armonia tra scienza e religione è quella del legame metallico: quando elementi diversi si combinano correttamente, emergono proprietà superiori a quelle dei singoli componenti. Il caso del bronzo, ottenuto mescolando rame e stagno, è eloquente: dai materiali, presi singolarmente, nasce una lega più forte, più utile, capace di dare origine a un’epoca nuova. Questa metafora ci invita a vedere l’unità come una forza creativa che moltiplica capacità e risultati, non come semplice somma di parti.
Applicata alla sfera sociale, l’armonizzazione di diversità culturali, competenze scientifiche e valori religiosi può produrre soluzioni innovative che nessun gruppo avrebbe potuto raggiungere isolatamente. Il valore dell’unione non è solo simbolico: porta benefici concreti, resilienza istituzionale e inventiva. In ambito pratico, ciò si traduce in politiche collaborative, progetti interdisciplinari, e reti di cooperazione che sanno trasformare differenze in sinergie. Questo è il senso profondo dell’armonia tra scienza e religione: non si tratta di appiattire le differenze, ma di organizzare le diversità in modo che emergano nuove qualità.
Per promuovere questo tipo di unità serve anche una disciplina organizzativa: la struttura amministrativa e educativa deve essere tale da valorizzare contributi diversi, da orientare la competizione verso la cooperazione e da premiare soluzioni che salvaguardino dignità e progresso collettivo. Così il legame tra scienza e religione diventa un processo di trasformazione sociale che genera forza morale e capacità tecnica insieme, come una nuova lega per costruire strumenti di pace e sviluppo.
Unità sopra l’avere ragione: la priorità della concordia
Il principio secondo cui è meglio l’unità che l’avere ragione è una provocazione che ci sollecita a rivedere molte abitudini culturali. La nostra società enfatizza il diritto di esprimere la propria opinione, spesso fino alla conflittualità sterile. Nella prospettiva baha’i, però, l’unità comunitaria è così fondamentale che essere uniti anche su posizioni temporaneamente imperfette può permettere il progresso collettivo e la scoperta della verità attraverso la consultazione e la pratica condivisa. L’obiettivo non è la rinuncia alla verità, ma il riconoscimento che la ricerca della verità avviene meglio in un clima di rispetto reciproco e cooperazione.
Praticamente questo richiede uno stile di consultazione in cui si privilegia l’ascolto, l’umiltà e la volontà di concordare su azioni concrete. Quando la priorità è «avere ragione», le relazioni si deteriorano e si perde la capacità di costruire progetti comuni a lungo termine. Al contrario, quando la priorità è l’unità, la comunità crea possibilità per le verità emergenti di manifestarsi nel tempo. Quindi l’armonia tra scienza e religione passa anche per pratiche comunitarie nuove: consultazioni partecipative, processi decisionali che cercano la coesione e la flessibilità mentale necessaria a correggersi.
Questo non significa accettare ogni posizione come ugualmente valida. Significa piuttosto che la nostra energia collettiva sarà utilizzata per costruire, sperimentare, correggere e crescere insieme. In questo atteggiamento l’armonia tra scienza e religione trova terreno fertile: la scienza apporta metodo e sperimentazione, la religione infonde pazienza e scopo, e l’unità consente che queste risorse siano mobilitate in modo efficace e duraturo.
Il principio individuale: La purificazione del cuore
Il cuore come suolo: seminare, irrigare, coltivare
Nella nostra tradizione il cuore umano viene paragonato frequentemente al suolo. Questa metafora è densa di implicazioni pratiche per chi cerca di vivere l’armonia tra scienza e religione. Se il cuore è suolo, la Parola divina è il seme e la certezza la «acqua» che lo fa germogliare. Un terreno ben preparato e coltivato produce frutti: così un cuore purificato accoglie insegnamenti, sviluppa virtù e genera azioni benefiche. Analogamente alla cura agricola, la crescita spirituale richiede attenzione, rimozione delle erbacce e irrigazione continua.
In termini concreti, l’educazione spirituale è dunque un lavoro agricolo. Non si tratta di esercizi estemporanei ma di pratiche continue: preghiera, riflessione, consultazione e servizio. La scienza ci aiuta a capire i ritmi, la fisiologia della mente, e le tecniche efficaci per formare abitudini; la religione ci fornisce l’orientamento e i principi che guidano quale «seme» scegliere. L’armonia tra scienza e religione si manifesta così anche nel modo in cui strutturiamo programmi di sviluppo personale che combinano conoscenze psicologiche e pratiche spirituali comprovate.
Inoltre, l’analogia del suolo ci rammenta che il cuore è capace di molta crescita: può nutrire il bene come il male. È un ambiente neutro che, se ben curato, produce virtù e se trascurato, alimenta desideri nocivi. Perciò l’azione individuale è decisiva: la purificazione del cuore non è opzionale per la trasformazione sociale. L’armonia tra scienza e religione riguarda anche l’adozione di metodi pratici per rimuovere abitudini dannose, coltivare la resilienza e promuovere qualità come la generosità, il servizio e la sincerità. Così il suolo del cuore diventa il laboratorio dove la scienza delle abitudini e la religione delle finalità cooperano.
Sradicare le “erbacce”: desideri mondani, invidia e politica
Se il cuore è suolo, allora le erbacce sono quei desideri e atteggiamenti che soffocano la crescita delle virtù. Tra le «erbacce» più citate nelle Scritture troviamo i desideri mondani e le brame di potere, l’invidia, l’attaccamento al possesso, e un coinvolgimento politico che diventa ossessione anziché servizio. Questi elementi non sono innocui: se alimentati ripetutamente, radicano comportamenti che si manifestano nella sfera pubblica come corruzione, conflitto e esclusione. La purificazione del cuore esige la rimozione cosciente di tali erbacce prima che richiedano un’operazione «di aratura» dolorosa, ovvero prove e difficoltà che tendono a rimuoverle forzatamente.
Un punto particolarmente delicato è il ruolo della politica. Nella nostra dottrina si parla di non‑coinvolgimento politico in termini di non attaccamento emotivo e di astensione dal partigianismo, perché il cuore dell’iniziativa spirituale deve restare libero da ideologie che dividono. Ciò non significa indifferenza verso la giustizia sociale; al contrario, significa che l’azione morale deve essere guidata da criteri universali e non da interessi di fazione. Anche qui l’armonia tra scienza e religione è utile: la scienza sociale può chiarire le cause di ingiustizia e disuguaglianza, mentre la guida spirituale ci indica principi di equità e dignità umana per progettare rimedi efficaci.
Sradicare le erbacce è quindi un lavoro tecnico e spirituale: richiede strumenti psicologici per trasformare abitudini, pratiche spirituali per rafforzare la volontà e un ambiente comunitario che favorisca il cambiamento. Quando il cuore si libera di invidia e attaccamenti, la persona diventa agente di bene effettivo nella società, e l’armonia tra scienza e religione produce risultati concreti: comportamenti virtuosi che ispirano fiducia, relazioni ricostruite e istituzioni più giuste.
Il primato del cuore: come cambia il mondo dall’interno
Una verità fondamentale è che ciò che avviene nel cuore precede e determina ciò che avviene nella realtà esterna. Quando la scienza sottovaluta il valore delle motivazioni interiori e la religione ignora i metodi concreti di trasformazione personale, si crea una lacuna che genera ipocrisia e inefficacia. Il primato del cuore ci ricorda che la trasformazione duratura parte dall’interno: cambiare cuori significa cambiare azioni, e cambiare azioni significa costruire una società differente.
Questo non è un invito alla passività. Al contrario, riconoscere il primato del cuore ci rende molto pragmatici: sappiamo che ogni strategia sociale deve includere formazione morale e pratiche formative. Per esempio, programmi educativi che combinano sviluppo delle competenze con esercizi di empatia, laboratori di servizio che allenano l’altruismo, e momenti di riflessione che consolidano la certezza spirituale sono interventi che lavorano al livello del suolo del cuore. L’armonia tra scienza e religione è dunque implementata con strumenti concreti: curricula, reti di sostegno comunitario, pratiche di consulenza e metodi psicologici messi al servizio di fini nobili.
Infine, comprendere che il cuore ha primato ci libera dall’illusione che le norme esterne possano risolvere tutto. Leggi e regolamenti sono necessari ma insufficienti se non sono sostenuti da cuori formati. La Manifestazione che è «Medico divino» prescrive cure interiori oltreché rimedi sociali. La sfida che ci pone è ambiziosa: trasformare l’educazione, la famiglia, la comunità e le istituzioni in spazi che coltivino cuori puri. Solo così l’armonia tra scienza e religione potrà dispiegare tutta la sua efficacia per il bene dell’umanità.

Un’immagine introduttiva alla Fede bahá’í che rappresenta l’unità nella diversità e i 5 principi cardine della spiritualità bahá’í.
Conclusione
L’armonia tra scienza e religione è molto più di un principio teologico: è una necessità per il nostro tempo. Come ha affermato ‘Abdu’l-Bahá, l’umanità ha bisogno di entrambe le “ali” per progredire; e, come ricordava Shoghi Effendi, le crisi morali e sociali richiedono rimedi integrali, non soluzioni parziali.
Integrare metodo scientifico e orientamento spirituale significa unire mezzi efficaci e fini elevati. Significa formare menti rigorose e cuori purificati, capaci di trasformare conoscenza in servizio. Solo così l’armonia tra scienza e religione può diventare forza concreta di rinnovamento personale e collettivo, aprendo la strada a una civiltà più giusta e consapevole.
Se questo articolo le è sembrato interessante, le suggeriamo di proseguire la lettura con “Cosa credono i Baha’i: 6 principi fondamentali spiegati”, dove il principio delle “due ali” viene approfondito: la scienza come comprensione razionale e capacità di trasformazione materiale, la religione come bussola morale e spirituale. Quando scienza e religione sono separate, entrambe possono deviare — la prima verso un potere privo di etica condivisa, la seconda verso il dogmatismo. La loro integrazione, invece, favorisce una civiltà avanzata in cui conoscenza e valori procedono insieme, incoraggiando collaborazione tra studiosi, leader religiosi e istituzioni per costruire società capaci di usare la potenza scientifica con responsabilità e compassione.



