In questo video il professor Antonino Leonardi, fisico e studioso di temi spirituali, propone un viaggio tra scienza e religione che approfondisce l’armonia tra conoscenza scientifica e insegnamento spirituale. Questo viaggio tra scienza e religione è la seconda parte di una conversazione iniziata a maggio 2025 e offre una riflessione densa su coscienza, anima, spirito e su ciò che potrebbe restare oltre la morte.
Premessa: metodo e punti di riferimento
Il professor Leonardi parte da una premessa chiara: l’intervento è frutto di una libera ricerca della verità che prende spunti sia dalla scienza sia dagli scritti della Fede Bahá’í (Bahá’u’lláh e ‘Abdu’l‑Bahá). L’obiettivo è proporre un quadro che non sostituisce né la scienza né la religione, ma le mette in dialogo nell’ambito di un unico viaggio tra scienza e religione.
Tre mondi e due aspetti della realtà
Secondo la cornice bahá’í citata, la realtà si articola in tre mondi: il mondo di Dio (inaccessibile), il mondo del regno (la manifestazione della volontà divina) e il mondo della creazione. Quest’ultimo presenta due aspetti ontologici fondamentali: materiale (oggettivo) e spirituale (soggettivo). Il viaggio tra scienza e religione passa proprio dall’incontro tra questi due aspetti.

Conferenza pubblica online: Indagine sulla natura umana – 9 ottobre 2025, ore 20:30
Scienza e religione: ruoli complementari
Leonardi riprende l’immagine classica di ‘Abdu’l‑Bahá: “La religione e la scienza sono due ali sulle quali l’intelligenza dell’uomo può librarsi in alto”. Da qui l’invito a evitare gli estremi della superstizione e del materialismo, riconoscendo alla scienza il compito di spiegare il “come” dei fenomeni e alla religione il “perché” in una rete di significati.
La religione e la scienza sono due ali sulle quali l’intelligenza dell’uomo può librarsi in alto. — ‘Abdu’l‑Bahá
Coscienza, qualia e il “problema difficile”
Un punto centrale dell’intervento è l’equivalenza prospettica tra anima (nel linguaggio religioso bahá’í) e coscienza (nel linguaggio delle neuroscienze). Leonardi ricorda i concetti chiave: i cinque sensi esterni e le facoltà interiori (immaginazione, memoria, pensiero e, al centro, la comprensione). Le esperienze soggettive non descrivibili con parole sono chiamate qualia: il sapore di una fragola, l’emozione suscitata da una musica, sensazioni private che non si possono condividere pienamente.

Diapositiva della conferenza di Leonardi sul dialogo tra scienza e religione: l’iceberg come metafora della realtà materiale e spirituale.
Su questi punti si incardina l’hard problem di David Chalmers: come l’elaborazione fisica del cervello diventi esperienza soggettiva? Il viaggio tra scienza e religione passa anche attraverso questo interrogativo aperto.
Tre teorie sulla sopravvivenza della coscienza
Leonardi presenta tre proposte, ciascuna con una sua logica, per spiegare perché la coscienza (o l’anima) potrebbe sopravvivere alla morte del corpo:
- La teoria panpsichista di Federico Faggin: la coscienza come proprietà fondamentale della realtà, organizzata in unità elementari (seity UC) che esistono in una realtà più ampia dello spazio-tempo fisico.
- La teoria Orch‑OR (Roger Penrose e Stuart Hameroff): processi quantistici nei microtubuli neuronali orchestrati dagli input sinaptici potrebbero generare stati coscienti e salvaguardare informazioni oltre la morte grazie a principi quantistici di conservazione dell’informazione.
- La teoria di Jean‑Emile Charon sugli elettroni coscienti (eoni): gli elettroni sarebbero portatori di memoria e di coscienza e, per la loro natura puntiforme, potrebbero trattenere informazioni in modo analogo ai buchi neri, suggerendo una persistenza informativa.
Leonardi sottolinea che queste teorie non sono mutualmente esclusive: possono essere complementari e offrire piste diverse per indagare il rapporto tra materia, informazione e coscienza nel contesto di un viaggio tra scienza e religione.

La teoria panpsichista di Faggin esplorata nel video “Viaggio tra scienza e religione”: la coscienza come principio universale.
Corpo, anima e spirito: definizioni e metafore
Per rendere comprensibile la distinzione triadica, il relatore propone due metafore efficaci:
- Il flauto: il corpo è lo strumento, lo spirito è la potenzialità/essenza della musica, lo spartito è lo spirito umano e la musica prodotta dalla comprensione è l’anima.
- Le ombre cinesi: la luce è lo spirito, la zona oscura lo spazio corporeo, il profilo scuro è la mente e il profilo luminoso che ne rende il significato è l’anima. Da qui la tesi che anima e mente coincidono o si sovrappongono a seconda di come si definisce l’elaborazione neurale.
Nel quadro bahá’í il corpo è mortale, l’anima è immortale (sopravvive alla morte) e lo spirito è eterno (senza inizio né fine). La coscienza, intesa come soggettività e identità, si basa sull’attivazione di reti di depositi mnestici integrati: senza comprensione non si forma memoria, senza memoria non si mantiene l’identità.

Flauto e candela: metafore proposte dal prof. Leonardi per illustrare l’unità dell’essere umano secondo la visione bahá’í.
L’anima prima e dopo la morte
Leonardi distingue l’anima nel periodo della vita terrena e l’anima nel mondo spirituale dopo la morte. Prima della morte l’anima è fortemente legata alla mente e al cervello: la coscienza aumenta con l’età, può diminuire per malattia e va a zero nel sonno profondo. I depositi mnestici, invece, sono cumulativi e privati.

Grafico concettuale sui depositi mnestici e la coscienza, tratto dalla conferenza bahá’í del prof. Leonardi
Al trapasso si verifica una trasmutazione: l’anima diventa coscienza integrale, una condizione descritta come superiore alle limitazioni corporee e mentale. Leonardi cita gli scritti sacri per sostenere che le azioni e le informazioni interiori non si perdono, ma sono registrate anche nel mondo spirituale.
La metafora dell’embrione e il senso della morte
Un’immagine ricorrente negli scritti bahá’í e ripresa nella conferenza è quella dell’embrione nel grembo: così come l’uomo si prepara in una condizione limitata prima della nascita, così nella vita terrena occorre acquisire le capacità necessarie per l’esistenza spirituale oltre la morte. La morte viene presentata non come una perdita, ma come «messaggero di gioia» per l’anima che si libera e progredisce.
All’inizio della sua vita umana l’uomo era un embrione nel mondo del grembo materno. Qui ha ricevuto capacità e doti per la realtà dell’esistenza umana. Le forze e i poteri necessari per questo mondo gli sono stati conferiti in quella condizione limitata. In questo mondo gli occorrevano gli occhi: li ha ricevuti potenzialmente nell’altro. Gli occorrevano le orecchie: le ha ottenute colà in attesa e previsione della sua nuova esistenza… Perciò, in questo mondo egli deve prepararsi alla vita aldilà. Ciò che gli occorre nel mondo del Regno, deve ottenerlo qua. Come nel mondo del grembo materno si è preparato acquistando le forze necessarie in questa sfera dell’esistenza, così in questo mondo deve conseguire potenzialmente le forze indispensabili per l’esistenza divina. — ‘Abdu’l‑Bahá
Conclusione: un invito alla ricerca e all’armonia
Il percorso proposto dal professor Leonardi è un invito a continuare il viaggio tra scienza e religione con spirito critico e apertura. L’armonia tra ali complementari — scienza e religione — permette di affrontare domande fondamentali sulla natura umana, la coscienza e la possibile continuità oltre la vita corporea. Il pubblico è incoraggiato a consultare testi bahá’í e letteratura scientifica per approfondire le piste proposte e a mantenere vivo il dialogo tra ambiti diversi della conoscenza.
Per chi desidera proseguire questo viaggio tra scienza e religione, la community ha annunciato il prossimo incontro il 30 ottobre dedicato all’educazione alla cittadinanza mondiale, continuando così il filo della riflessione collettiva.
Il percorso proposto dal professor Leonardi è un invito a continuare il viaggio tra scienza e religione con spirito critico, apertura e umiltà. L’armonia tra ali complementari — scienza e religione — ci permette di affrontare con maggiore lucidità e fiducia le grandi domande sull’identità, la coscienza e il senso della nostra esistenza. In questo orizzonte, i testi bahá’í e le scoperte scientifiche non si escludono, ma si illuminano a vicenda, come due specchi che riflettono lo stesso sole da angolazioni diverse.
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