Introduzione: un discorso che parla di futuro (e non solo di bilanci)
Il discorso di fine anno del Presidente ha segnato un momento di riflessione collettiva, richiamando l’attenzione su memorie condivise, responsabilità civiche e su ciò che occorre costruire per il domani. In questa cornice, il dialogo tra istituzione e società mostra convergenze sorprendenti con i principi bahá’í: unità, servizio, consultazione, equità e progresso integrale.
Analizzare i punti chiave del discorso alla luce dei principi bahai e discorso di fine anno 2025 di Mattarella significa mettere in luce come un linguaggio istituzionale possa riecheggiare valori spirituali con ricadute concrete. La tesi centrale è che l’ottimismo evocato dal Presidente non è ingenuità, ma una scelta fondata su responsabilità, unità e azione concreta. Questo ottimismo diventa metodo: impegno collettivo, istituzioni che ascoltano, comunità che costruiscono.
1. Ottimismo per il futuro: speranza come impegno collettivo
Nel discorso si ritrova un filo rosso che attraversa la storia nazionale: la capacità di ricostruire dopo il dolore, trasformare le difficoltà in sviluppo e creare occasioni di crescita. Dalla ricostruzione postbellica al miracolo economico, la memoria storica diventa risorsa per la resilienza.
Secondo i principi bahá’í, il progresso estrema materialista e progresso morale sono inseparabili. La visione bahá’í sostiene che ogni avanzamento tecnologico o economico debba essere accompagnato da una crescita morale e culturale. Questo ponte tra progresso materiale e progresso morale è centrale per comprendere perché l’ottimismo non è mera retorica: è una scelta strategica che richiede lavoro, formazione e corresponsabilità.
Ottimismo come metodo significa valorizzare tre ambiti complementari:
- Cooperazione locale e internazionale per affrontare sfide complesse.
- Istituzioni che promuovono partecipazione e ascolto, non imposizione.
- Comunità che educano alla solidarietà e al senso civico.
Questa prospettiva trasforma la speranza in pratica: si costruisce futuro con politiche che favoriscano lavoro, formazione e condizioni per la dignità umana.
2. Coesione sociale e unità: disarmare le parole per ricostruire fiducia
Il richiamo a «disarmare le parole» contenuto nel discorso indica la necessità di ridurre la polarizzazione e il conflitto verbale. La democrazia si alimenta di confronto, ma non può prosperare se il dialogo diventa aggressione sistematica che mina la fiducia reciproca.
La pace in realtà è un modo di pensare.
Questo passaggio è emblematico: parla di una mentalità che va coltivata giorno per giorno. La pratica del dialogo come metodo civile è una chiamata a trasformare lo scontro in consultazione. Nella tradizione bahá’í, la consultazione è lo strumento attraverso cui si affrontano i problemi: discutere con onestà, rispetto e volontà di trovare soluzioni comuni. Essa non è mera cortesia, ma disciplina sociale che rifiuta la calunnia e l’odio.
Per tradurre questo principio di coesione sociale in azione occorrono misure a più livelli:
- Educazione al confronto nelle scuole e nei luoghi di lavoro.
- Spazi pubblici di ascolto dove le diverse istanze possano essere messe a confronto con regole condivise.
- Responsabilità dei leader nel modellare il linguaggio politico e nel premiare soluzioni condivise, non retoriche divisive.
Ridurre la violenza verbale è fondamentale per ricostruire quella fiducia che consente alla società di affrontare sfide complesse, dalle disuguaglianze alla sicurezza, dal lavoro alle emergenze ambientali.

Il Presidente Sergio Mattarella durante il messaggio di fine anno 2024, tra bandiere e simboli natalizi
3. Parità di genere: una conquista storica che resta una bussola
Il discorso celebra il voto alle donne e il ruolo che questo evento simbolico ha avuto nella formazione della Repubblica. Il suffragio femminile non è stato solo un atto politico: è stato l’impronta di un paese che sceglieva inclusione e dignità per tutte le cittadine e i cittadini.
Per la prospettiva bahá’í la parità tra donne e uomini non è un tema settoriale: è condizione imprescindibile per la pace e lo sviluppo. La parità è vista come valore strutturale che aumenta la capacità di una nazione di prosperare, perché moltiplica talenti, responsabilità e cura collettiva.
Tramutare il principio in pratica richiede politiche e cultura che emancipino la partecipazione completa delle donne in politica, economia e vita sociale. Questo implica:
- Iniziative per la rappresentanza e per la leadership femminile a tutti i livelli.
- Sostegno alle politiche familiari e di conciliazione per valorizzare lavoro e cura.
- Formazione e riconoscimento dei percorsi professionali femminili e delle competenze.
Vista come risorsa nazionale, la parità favorisce stabilità, giustizia e innovazione. È una bussola che orienta le scelte pubbliche verso un futuro più equo.
4. Giovani: non destinatari, ma protagonisti della trasformazione
Il discorso si rivolge in modo espresso ai giovani, invitandoli a non rassegnarsi e a sentirsi responsabili. Questo invito ribalta un luogo comune: i giovani non sono solo ricettori di politiche, ma i giovani considerati agenti attivi nella costruzione di comunità e futuro.
Per i principi bahá’í l’educazione integrale è la strategia primaria: formazione morale, intellettuale e pratica insieme. I giovani sono considerati una risorsa vitale per il rinnovamento sociale quando vengono coinvolti in modo responsabile e creativo.
Azioni concrete per favorire la partecipazione dei giovani includono:
- Accesso all’istruzione di qualità e a percorsi di apprendimento permanente.
- Spazi di servizio civico dove i giovani possano sperimentare leadership e responsabilità.
- Incentivi per l’occupazione giovanile che valorizzino innovazione e partecipazione.
Lo sport, citato nel discorso come fattore di inclusione, è un esempio di come pratiche quotidiane producano coesione e responsabilizzazione. I giovani possono diventare ponte tra generazioni, portando vitalità e visione pratica alle sfide contemporanee.
5. Responsabilità sociale per l’ambiente: il clima come prova di unità
Il contesto globale attuale impone una visione che vada oltre i confini nazionali. Il discorso ricorda l’importanza dell’integrazione europea e della cooperazione internazionale come strumenti per affrontare questioni che travalicano ogni singolo Stato.
Il cambiamento climatico è, per l’epoca, la sfida che meglio mette alla prova la nostra capacità di agire insieme. Per la visione bahá’í l’interdipendenza dell’umanità richiede una responsabilità verso le generazioni future e la convergenza tra conoscenza scientifica e visione etica.
Tradurre queste idee in politiche quotidiane significa:
- Promuovere scelte sostenibili a livello locale e nazionale.
- Incentivare l’innovazione verde e la transizione energetica con giustizia sociale.
- Educare alla cura dell’ambiente come dovere collettivo e come elemento di benessere comunitario.
La cooperazione internazionale, come richiamata nel discorso, non è solo interesse strategico: è necessità morale. Persino la sicurezza e la pace dipendono dalla capacità di mitigare e adattare gli effetti del clima.

il Presidente Mattarella al discorso di fine anno del 31 dicembre 2023
Conclusione: una visione condivisa di bene comune
Riprendendo i cinque assi principali – ottimismo responsabile, coesione sociale, parità di genere, giovani protagonisti, responsabilità ambientale – emerge un quadro coerente: una società può affrontare in modo efficace le sfide contemporanee se coltiva insieme valori civili e spirituali.
La prospettiva bahá’í offre strumenti pratici e morali: la consultazione per un dialogo costruttivo, la parità come principio di giustizia e sviluppo, l’educazione come investimento strategico, la cooperazione come risposta alle crisi globali e l’unità come fine e mezzo della vita sociale.
Se vuoi continuare questo percorso di lettura nel tempo, puoi approfondire anche le tappe precedenti: nel nostro articolo sul messaggio del 2023 – Convergenze tra Fede bahá’í e messaggio di fine anno del Presidente Mattarella – esploriamo in particolare le connessioni tra unità, pace e progresso dell’umanità. Nel contributo dedicato al discorso del 31 dicembre 2024 – Il discorso di fine anno e la visione bahá’í: pace, giovani e parità di genere – ripercorriamo la tradizione del messaggio alla Nazione e mettiamo a fuoco i temi del “rinsaldare i rapporti” nelle comunità, nelle famiglie e nelle amicizie, insieme alla denuncia delle tragedie globali che turbano le coscienze.
In chiusura, la fiducia non è credulità: è impegno quotidiano. La fede diventa agente di cambiamento quando si traduce in servizio, responsabilità e costruzione di unità. Il futuro non si predice: si prepara, insieme.