Introduzione: un mosaico di fedi nel cuore della Sicilia
Palermo, con la sua storia millenaria di dominazioni, scambi e mescolanze culturali, è un terreno fertile per iniziative che mettono al centro il dialogo tra popoli e religioni. In questa città, dove si respira il profumo di convivenza tra chiese, sinagoghe e moschee, è nato “Percorsi di Dialogo”, un progetto che si propone di andare oltre la semplice tolleranza, per costruire una vera cultura della pace attraverso il confronto tra le diverse fedi religiose. Questa iniziativa non è solo simbolica: è una risposta concreta ai bisogni di comprensione reciproca e coesione sociale, in un contesto globale sempre più frammentato e segnato da divisioni.
Il progetto “Percorsi di Dialogo”
Promosso dalla Regione Siciliana
L’iniziativa è sostenuta dalla Regione Siciliana nell’ambito delle politiche di inclusione e promozione culturale, con l’intento di rafforzare il senso di appartenenza e di cittadinanza condivisa in una terra dove convivono comunità religiose molto diverse. “Percorsi di Dialogo” non nasce come evento isolato, ma come un cammino strutturato e continuo che coinvolge attivamente istituzioni pubbliche, università, enti religiosi e cittadini comuni. L’obiettivo non è soltanto stimolare il dibattito, ma favorire una nuova mentalità basata sull’ascolto, sulla responsabilità comune e sul superamento dei pregiudizi.
Il ruolo delle istituzioni accademiche e religiose
Un aspetto fondamentale del progetto è la sinergia tra il mondo accademico e quello spirituale. L’Università degli Studi di Palermo partecipa attivamente al programma insieme a rappresentanti di diverse confessioni religiose, dalla Chiesa Valdese alla Comunità Islamica, fino alla Fede Bahá’í. Queste collaborazioni sono un esempio virtuoso di come conoscenza scientifica e riflessione spirituale possano lavorare insieme per affrontare sfide sociali ed educative. Le religioni, infatti, non devono essere viste come barriere, ma come ponti verso una convivenza più ricca e consapevole.
L’incontro del 24 giugno nella Moschea di Palermo
La location: simbolo di apertura e accoglienza
La scelta della Moschea di Palermo come sede del secondo incontro, tenutosi il 24 giugno 2025, è altamente simbolica. In un mondo spesso segnato da tensioni interreligiose, l’apertura di uno spazio sacro all’accoglienza dell’altro rappresenta un gesto di grande valore. La moschea, più che un semplice edificio, diventa in questo contesto un luogo di incontro, di ascolto e di testimonianza della volontà di costruire insieme una società più giusta. È un segnale potente, che parla di accoglienza e di responsabilità collettiva.
I partecipanti e gli interventi
Università, rappresentanti religiosi e società civile
All’evento hanno partecipato docenti universitari, leader religiosi di varie fedi, funzionari pubblici e rappresentanti della società civile. Ognuno ha portato un tassello importante alla conversazione: esperienze personali, riflessioni teologiche, proposte pratiche. L’incontro ha messo in luce come la diversità religiosa non sia un ostacolo, ma una ricchezza da valorizzare, purché fondata sul rispetto e su un dialogo sincero. Gli interventi hanno mostrato una visione chiara: lavorare insieme per promuovere la pace e il bene comune, mettendo al centro l’essere umano.
Le parole chiave: giustizia, pace, unità
Non si è trattato di un semplice scambio di opinioni, ma di un dialogo orientato all’azione. Temi come giustizia sociale, diritti umani, accoglienza dei migranti e coesione comunitaria sono stati affrontati con spirito pratico. Il linguaggio comune emerso è stato quello della pace e della giustizia come fondamento di una società sostenibile e inclusiva. L’unità nella diversità è emersa come valore cardine, non come semplice slogan, ma come obiettivo concreto da perseguire con politiche e progetti condivisi.

Locandina dell’incontro “Percorsi di Dialogo” del 24 giugno 2025 alla Moschea di Palermo, con rappresentanti religiosi e accademici.
Il significato del dialogo interreligioso
Un ponte tra culture
Il dialogo interreligioso, in un mondo globalizzato e interconnesso, è uno degli strumenti più efficaci per prevenire il conflitto e promuovere la coesistenza pacifica. Non si tratta solo di conoscersi, ma di riconoscersi in una comune umanità, capace di collaborare nonostante le differenze. Il dialogo è come un ponte sospeso tra due rive: ci vuole tempo per costruirlo, ma una volta attraversato, apre mondi nuovi. È attraverso l’ascolto e la condivisione di esperienze che si rompono gli stereotipi e si aprono spazi di comprensione profonda.
La visione baha’i: unità nella diversità
Secondo la visione della Fede Bahá’í, tutte le religioni provengono da un’unica Fonte divina e rappresentano tappe diverse di un unico processo di rivelazione progressiva. Questo concetto, noto come “unità nella diversità”, invita a vedere l’altro non come estraneo, ma come parte integrante di una stessa umanità in cammino. Il dialogo interreligioso, in questa prospettiva, non è solo uno strumento sociale, ma un dovere spirituale e morale. Costruire ponti è un atto di fede, un modo per manifestare l’amore per il prossimo e per contribuire a un mondo più giusto.
Le sfide e le opportunità del dialogo oggi
Superare il pregiudizio e l’indifferenza
Una delle grandi sfide contemporanee è il muro dell’indifferenza. Molti vivono in contesti multireligiosi senza mai entrare in contatto reale con l’altro. Il dialogo serve proprio a rompere questo silenzio, a mettere in moto dinamiche relazionali fondate sulla conoscenza e sull’empatia. Superare i pregiudizi è un lavoro quotidiano che richiede coraggio, apertura e disponibilità a mettersi in discussione.
Creare reti di collaborazione attiva
Il dialogo autentico non si esaurisce nei convegni. Serve una rete concreta di collaborazione tra comunità religiose, istituzioni, scuole e cittadini. Eventi culturali, iniziative educative, progetti di volontariato interreligioso sono strumenti fondamentali per dare continuità e sostanza al messaggio. L’idea è quella di trasformare la parola in azione, la riflessione in impegno, costruendo una cittadinanza attiva e solidale.
Il futuro dei Percorsi di Dialogo
Coinvolgere i giovani e le scuole
Il futuro del dialogo interreligioso passa necessariamente attraverso le nuove generazioni. Le scuole possono diventare laboratori di pace, luoghi dove si imparano valori come il rispetto, la cooperazione e la giustizia. Coinvolgere studenti e docenti significa seminare oggi ciò che germoglierà domani: una società più consapevole e meno incline alla paura del diverso.
Dalla teoria alla pratica: progetti condivisi
La continuità del progetto “Percorsi di Dialogo” richiede un salto di qualità: dalla teoria alla pratica. È necessario pensare a forme di collaborazione permanente, a tavoli di lavoro interreligiosi, a percorsi di formazione per operatori sociali e culturali. Solo così il dialogo diventa una metodologia di trasformazione sociale, e non solo un ideale da celebrare occasionalmente.
Il vero dialogo interreligioso non si misura solo con le parole, ma con le azioni che trasformano la convivenza quotidiana. È un processo continuo che richiede partecipazione attiva, apertura mentale e un senso profondo di responsabilità verso il bene comune. A Palermo, con iniziative come “Percorsi di Dialogo”, si sta piantando un seme di speranza che può crescere e dare frutto, a patto che venga coltivato con impegno costante da parte di istituzioni, comunità religiose e cittadini.
Un esempio concreto di questa visione si è visto anche durante la Giornata Mondiale della Preghiera, dove la comunità Bahá’í di Palermo ha partecipato insieme ad altre fedi in un momento di raccoglimento condiviso. Questi eventi dimostrano che, quando le religioni si incontrano nel rispetto e nella collaborazione, diventano strumenti potenti per costruire un futuro più unito e pacifico.
Sta a ciascuno di noi continuare questo cammino: con piccoli gesti quotidiani, con l’ascolto, con la volontà di comprendere l’altro. Perché il dialogo non è solo una scelta etica, ma una via concreta verso un mondo migliore.